corona ferrea

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La corona ferrea vene usata, in passato, per incoronare molti re d’Italia fra cui Enrico VIII, Carlo V e Napoleone che se la posò, da solo, sul capo. (6 pagine formato doc)

CORONA FERREA CORONA FERREA La corona ferrea vene usata, in passato, per incoronare molti re d'Italia fra cui Enrico VIII, Carlo V e Napoleone che se la posò, da solo, sul capo.
La tradizione secondo la quale i re d'Italia dovevano essere incoronati dall'arcivescovo di Milano, si affermò dall'XI secolo. Negli anni trenta del XIII sec. la corona del Regno venne identificata con una corona detta “ferrea”; all'inizio degli anni sessanta del XIII essa fu collocata a Monza da Ronaldino di Padova, un cronista non lombardo. DESCRIZIONE DE3L DIADEMA La corona ferrea si presenta come un diadema circolare aureo avente un diametro esterno che va dai 16,5 ai17,2cm, una circonferenza di 48cm e un'altezza compresa tra i 5,3 e i 5,5cm. Si compone di sei placche rettangolari ( lunghe 8cm l'una ) legate fra loro da cerniere perni inseriti.
Ogni placchetta è divisa in due campi distinti che richiedono una descrizione particolareggiata: 4 rosette a 7 foglie in oro sbalzato disposte a croce attorno ad una gemma incastonata, negli angoli del disegno a croce piastrine smaltate affrancate per mezzo di griffe, decorate con motivi vegetali rivolti verso l'esterno; accanto ad un segmento verticale con 3 gemme incolonnate. La sequenza ritmica delle placchette appare interrotta in due punti: quando due segmenti verticali vengono a trovarsi l'uno accanto all'altro ( uno presenta 3 gemme incolonnate, l'altro una sola gemma tra due rosette ) e quando due settori a croce, privi dell'elemento verticale a gemme incolonnate, vengono trovarsi l'uno accanto all'altro. Le cerniere che uniscono le piastre sono coperte da un filo d'oro a grossi grani. Il bordo inferiore del diadema presenta 52 forellini praticati in epoca successiva a quella d'esecuzione per fissarlo ad un cuscinetto. Le pietre impiegate sono granati, quarzi e pasta di vetro con montature a cabochon. Le rosette in oro sbalzato sono formate da una serie di foglie a linguetta, tra loro separate da profonde nervature, disposte attorno a un elemento centrale semisferico. Gli smalti disegnano sul fondo verde germogli vegetali che si dipartono da una foglia cuoriforme e si aprono attorno ad uno spesso segmento dorato da cui spuntano steli con bacche di un blu intenso e in tre casi di color rosso-bruno. Lo stelo centrale porta piccole foglie bianche e termina con una bacca di un bianco opaco. La vivacità cromatica delle piastrine smaltate è ottenuta grazie all'alternarsi di smalti traslucidi e opachi, sul fondo traslucido verde smeraldo e le bacche di color rosso-bruno fanno trasparire il fondo aureo tamburato per far meglio aderire lo smalto. Nella parte interna, a metà dell'altezza, vi è il “sacro cerchio di ferro”, formato da una lamina larga 1cm, grossa 1mm, rozzamente lavorata, nel quale si rivelano ben 11 piccoli fori, distribuiti quasi ad uguale distanza. Questo cerchio di metallo blocca all'interno il movimento delle piastre. Secondo la tradizione si tratte della reliquia di uno dei chiodi imp