Tecniche di campionamento biologico

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Tecniche di campionamento biologico per l'esame anatomopatologico (0 pagine formato txt)

Lezione 1-2 (introduzione/tecniche di campionamento)
Ogni malattia ha la sua causa microscopica.
Il compito dell’anatomia patologica è proprio quello di svelare le cause microscopiche delle malattie.
Le varie tecniche di imaging possono indirizzare verso una determinata diagnosi ma la diagnosi di certezza può darla solo il microscopio: infatti solo tramite l’esame di frammenti di tessuti (e. istologico) o di singole cellule (e. citologico) si può arrivare ad accertare la vera causa di malattia.
L’anatomia patologica, così come la radiologia, il laboratorio analisi e la rianimazione, fa parte della medicina dei servizi.


Per fare diagnosi serve quindi avere a disposizione dei frammenti di tessuto (o singole cellule).
Le principali tecniche attraverso cui vengono prelevati dei “campioni” sono:
1) Biopsia endoscopica*.
Consiste nel prelievo di tessuto tramite endoscopia; permette quindi di accedere a tutti quegli organi cavi che comunicano con l’esterno. Alcuni esempi sono la biopsia esofagea, la biopsia gastrica (fino al bulbo duodenale), la colonscopia (fino alla valvola ileocecale), la colposcopia (utero e tube), la cistoscopia, ecc… .
Le endoscopie permettono di prelevare frammenti di tessuto (di circa 0,5 cm di diametro), e più precisamente frammenti di mucosa, poiché la maggior parte delle patologie degli organi cavi avvengono a carico della mucosa (tranne ovviamente alcune eccezioni quali per esempio la malattia di Hirshprung, malattia pediatrica della tonaca muscolare). 


[* qualunque tipo di prelievo di tessuto prende il nome di BIOPSIA]
2) Agobiopsia*.
 Consiste nel prelievo di tessuto da organi parenchimatosi, solidi, che non comunicano con l’esterno e quindi inaccessibili alle varie tecniche endoscopiche. Chiamata anche FNA (fine needle corbiopsy), essa permette di prelevare cilindri di tessuto (di circa 1-2 cm x 0,1-0,2 cm di diametro). L’agobiopsia è utilizzata anche in caso di trapianto sia per valutare la “salute” dell’organo del donatore sia per valutare se c’è rigetto nel ricevente.