L'antropologia contemporanea: definizione e riassunto

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Antropologia contemporanea con le tesi di Geertz, Bourdieu, Csordas, Farmer e di Scheper-Hughes. Definizione e riassunto (13 pagine formato doc)

ANTROPOLOGIA CONTEMPORANEA: DEFINIZIONE E RIASSUNTO

L’antropologia e i paradigmi della contemporaneità.

A partire dagli anni ’70 l’antropologia ha vissuto quella che è stata chiamata una “crisi della rappresentazione etnografica”. Ha riguardato il modo in cui l’antropologia aveva “parlato degli altri” senza preoccuparsi troppo del modo in cui questi “altri” potevano essere rappresentati all’interno di un testo etnografico.
Le critiche dell’antropologia francese e gli sviluppi del funzionalismo britannico erano segni del fatto che molti antropologi si cominciavano a porre domande diverse rispetto al passato e che il mondo delle culture non poteva più essere rappresentato come una volta.
Dagli anni ’70 sono venute avanti nuove prospettive di ricerca e quindi a favorire nuovi “paradigmi” (modelli).
La crisi della “rappresentazione etnografica”.
Tale crisi fu il prodotto di un’altra crisi: quella che aveva attraversato l’antropologia nel decennio precedente e di cui le antropologie critiche e britanniche erano un segnale: le inquietudini espresse e problematizzate nella domanda relativa al contributo che l’antropologia e l’etnologia avevano dato alla dominazione coloniale.
Questa crisi si fuse con quella della scrittura come mezzo di “controllo” dell’alterità. Negli anni ’80 la questione della funzione della scrittura nella costruzione delle rappresentazioni esplose con risonanza.
Ciò è dovuto alla pubblicazione di un testo: Scrivere le culture (1986) curato da J. Clifford e G. Marcus, antropologi statunitensi. Raccoglieva alcuni contributi specialistici vertenti sull’etnografia e sui suoi aspetti “scritturali”.

Antropologia: etimologia e significato

ANTROPOLOGIA CONTEMPORANEA: RIASSUNTO

La French Theory. Negli anni ’60 arriva nelle accademie americane la French Theory.
È l’opera di un nutrito gruppo di pensatori francesi, anche molto diversi tra loro, che vennero adottati dalla filosofia e dalle scienze umane americano all’epoca delle proteste studentesche tra il ‘67-‘68.
Vi erano Sartre, de Beauvoir, Deleuze, Foucault, Derrida…
Scrivere le culture fu il portavoce e il promotore di una serie di istanze critiche già presenti nell’antropologia di lingua anglosassone che trovarono nuove forme espressive e oggetti di analisi.
Uno di questi fu il tema della scrittura.
Scrivere le culture tendeva a problematizzare in termini di rappresentazione (scritturale) il “disagio” diffusosi tra gli antropologi nei due decenni precedenti. La fine del mondo coloniale e le mutate condizioni di lavoro dei ricercatori, decretarono il tramonto di alcuni paradigmi consolidati. La French Theory portò in America una diversa sensibilità filosofica e letteraria insieme ai Cultural Studies assieme agli “studi di genere”, con la prospettiva di C. Geertz con il suo celebre Interpretazione di culture.

DIVERSITA' CULTURALE: ANTROPOLOGIA

La dimensione riflessiva. In quegli anni, ’70, grande spazio andò acquisendo la dimensione della riflessività, cioè dell’incidenza (effetto) che un’analisi critica condotta sulle proprie categorie epistemologiche ha sulla costruzione dell’oggetto stesso della ricerca. Il tema della riflessività si dispiegò nello “sperimentalismo etnografico”, il tentativo di scrivere resoconti etnografici in grado di ovviare alla “alienazione” del nativo nei confronti della propria parola. Per molti ricercatori, far “parlare l’altro” nel testo etnografico, divenne la parola d’ordine e al tempo stesso una missione finalizzata al coinvolgimento di coloro che erano oggetti di ricerca e costruiti in maniera tale che dalla scrittura emergesse la dimensione del dialogo tra ricercatore e “nativo”.