Un medico, un uomo

Appunto inviato da alex92yo
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Relazione e recensione degli argomenti bioetici e antropologici del film (2 pagine formato )

James Mckee è un abile chirurgo con un grande carisma ed un brillante senso dell’umorismo.
Stimato ed apprezzato dai suoi colleghi dal punto di vista professionale, egli ritiene che la tattica vincente per un dottore sia riassumibile nel motto “entra, aggiusta e te ne vai”, non vi è spazio per i coinvolgimenti emotivi che ritiene possano essere addirittura dannosi (“quando hai solo trenta secondi è meglio una mano ferma che un sorriso”).

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Inoltre è convinto che la malattia sia solo una situazione parziale della vita di un uomo, che riguardi solo la condizione fisica del paziente e che un rapporto umano con quest’ultimo non possa essere in alcun modo utile.
Secondo questa teoria educa e forma i suoi specializzandi i quali osteggiano dei comportamenti simili ai suoi.

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Anche durante gli interventi in sala operatoria si vede questa sua convinzione: egli è completamente distaccato dalla situazione, ride e scherza con i suoi colleghi con un umorismo spesso crudele anche con i pazienti che gli manifestano chiaro bisogno di aiuto.

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Tuttavia, durante una visita medica, gli viene diagnosticato un polipo alle corde vocali dalla dottoressa Leslie Abbot, un medico freddo e distaccato. Il chirurgo, per la prima volta nella sua vita, si trova dall’altra parte. Dopo la biopsia, viene a conoscenza della natura maligna del tumore e di come un intervento comportasse un alto rischio di perdita della voce. Decide dunque di procedere con la radioterapia.

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Inizialmente Mckee nega la natura totalizzante della malattia e tenta di continuare a condurre gli stessi ritmi di vita ma, con il passare del tempo e con lo scarso funzionamento della radioterapia, inizia a sentirsi fragile, spaventato solo, arrivando addirittura al punto di non riuscire più ad operare.