Francesco Borromini: San Carlino

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Descrizione accurata di San Carlo alle fontane e Sant'Ivo alla Sapienza, progettate dal Borromini. (2 pagine formato doc)

Francesco Borromini Francesco Borromini Tra il 1634 e il 1641 F.B.
costruisce per i Padri Trinitari il chiostro e la chiesa di San Carlo alle Quattro Fontane, detta San Carlino a causa delle esigue dimensioni. Il piccolo chiostro ha pianta pressoché rettangolare ed è costituito. In alzato, da un doppio ordine di colonne. Quelle inferiori, tuscaniche, hanno l'abaco prolungato fino a costituire una cornice e sorreggono alternativamente un architrave, sormontato de una montatura piena, e un arco; quelle superiori sono architravate. Gli angoli del rettangolo però sono smussati e ospitano coppie di colonne. Sopra queste insistono porzioni di muro convesse: la pianta si trasforma dunque in un ottagono con quattro lati curvi e di dimensione ridotta rispetto ai rimanenti.
la forma convessa introdotta nel chiostro diventa il motivo dominante nella chiesa la cui pianta, basata sull'ellisse, è un succedersi di rientranze e sporgenze. L'andamento sinuoso del perimetro, ulteriormente animato dalla presenza di colonne addossate alle murature, si legge ancora, continuo e limpido, nell'alta cornice. Quattro arconi riconducono, alla fine, la struttura alla perfetta imposta ovale della cupola. Questa è decorata con un cassettonato dal complesso disegno in cui croci, esagoni ed ottagoni si fondono mirabilmente. La massima espressione della libertà inventiva del Borromini, incentrata sempre sulla trasformazione di un rigoroso schema geometrico di partenza, è costituita dalla chiesa concentrica di Sant'Ivo alla sapienza, realizzata tra il 1642 e il 1660. qui F dovette innanzitutto misurarsi con un preesistente cortile, un lato del quale era ad arco di cerchio. Dall'esagono derivante dall'intersezione di due triangoli equilateri fra loro ruotati si genera uno schema planimetrico mai impiegato prima, costituito da tre ampie absidi lobate alternate a tre nicchie introdotte da pareti convergenti aventi il fondo convesso. In tal modo il Borromini abbandona definitivamente la regola rinascimentale delle proporzioni, che faceva generare l'edificio dalla ripetizione di moduli, per proporre una preziosa e rigorosa progettazione per schemi geometrici. Contrariamente a quanto era avvenuto nella chiesa di San Carlino, qui la forma della pianta prosegue in alzato senza variazioni, in un modo che dimostra la chiarezza e l'organicità della progettazione, per culminare nella cupola la cui struttura ripete spigoli, rientranze e sporgenze della pianta che si annullano nell'anello del serraglio della lanterna, le cui facce sono tutte convesse. Alla stessa logica compositiva corrisponde l'esterno, specie nel tiburio che nasconde la cupola e nelle gradinate che ne costituiscono le nervature scoperte. Dei contrafforti curvilinei stringono la cupola e vanno a sorreggere la lanterna che ha facce concave separate da colonne binate. La copertura della lanterna è un'elica scultorea che si conclude in un'aurea corona. Fra le attività architettoniche del Borromini occorre ricordare l'intervento