Il Futurismo e Balla (con analisi Lampada ad Arco)

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Il futurismo e Balla (biografia+tecnica) e analisi opera Lampada ad Arco (1 pagine formato doc)

All'inizio del '900 l'economia italiana era ancora in gran parte agricola, e solo nel Nord del Paese era stato avviato un vero processo di industrializzazione.
Inoltre, con arretratezza economica persisteva un provincialismo culturale che soffocava qualsiasi vero rinnovamento. Il futurismo si proponeva di colmare questo ritardo presentandosi come l'avanguardia artistica più radicale del nostro paese. Questa avanguardia nacque ufficialmente a Parigi nel 1909 sulle colonne del giornale "Le Figarò" dove Filippo Tommaso Marinetti pubblicò il Manifesto del Futurismo.
Affascinati dagli aspetti più innovativi della nuova società industriale, come la velocità dei mezzi di trasporto e l'energia elettrica, gli artisti ne fecero dei veri e propri miti da sostituire ai modelli estetici del passato. Fecero parte di questa corrente Boccioni, Balla, Carrà e Sant'Elia.
Nelle loro opere è costante la ricerca del dinamismo: il soggetto non appare mai fermo ma in movimento.
 
 
Già da adolescente Balla aveva dimostrato interesse per l'arte, iniziando lo studio del violino, ma abbandonò la musica per la pittura e il disegno.
Dopo gli studi superiori, Giacomo decise di frequentare l'Accademia Albertina, dove studia prospettiva, anatomia e composizione geometrica.
Lasciata l'accademia viene assunto nel 1891 da un fotografo pittore, il cui studio è uno dei più rinomati d'Italia, frequentato dall'aristocrazia e dall'alta borghesia torinese e anche da personaggi come Edmondo De Amicis e Pellizza da Volpedo.
Nel 1895 Balla lasciò Torino per stabilirsi a Roma.
 
 
Nella capitale egli fu un avanguardista della nuova tecnica divisionista, trovando subito un buon seguito di allievi.
Nell'ottobre del 1918 pubblicò il "Manifesto del colore", dove analizzò il ruolo del colore nella pittura d'avanguardia.