Il Futurismo e Balla: riassunto

Appunto inviato da andreprencip
/5

Futurismo e Balla: biografia e tecnica e analisi dell'opera "Lampada ad Arco" (1 pagine formato doc)

FUTURISMO E BALLA

All'inizio del '900 l'economia italiana era ancora in gran parte agricola, e solo nel Nord del Paese era stato avviato un vero processo di industrializzazione.
Inoltre, con arretratezza economica persisteva un provincialismo culturale che soffocava qualsiasi vero rinnovamento. Il futurismo si proponeva di colmare questo ritardo presentandosi come l'avanguardia artistica più radicale del nostro paese. Questa avanguardia nacque ufficialmente a Parigi nel 1909 sulle colonne del giornale "Le Figarò" dove Filippo Tommaso Marinetti pubblicò il Manifesto del Futurismo. Affascinati dagli aspetti più innovativi della nuova società industriale, come la velocità dei mezzi di trasporto e l'energia elettrica, gli artisti ne fecero dei veri e propri miti da sostituire ai modelli estetici del passato.
Fecero parte di questa corrente Boccioni, Balla, Carrà e Sant'Elia. Nelle loro opere è costante la ricerca del dinamismo: il soggetto non appare mai fermo ma in movimento.
 

Futurismo nell'arte: Boccioni, Sant'Elia e Balla

GIAOMO BALLA, OPERE

Già da adolescente Balla aveva dimostrato interesse per l'arte, iniziando lo studio del violino, ma abbandonò la musica per la pittura e il disegno.
Dopo gli studi superiori, Giacomo decise di frequentare l'Accademia Albertina, dove studia prospettiva, anatomia e composizione geometrica.
Lasciata l'accademia viene assunto nel 1891 da un fotografo pittore, il cui studio è uno dei più rinomati d'Italia, frequentato dall'aristocrazia e dall'alta borghesia torinese e anche da personaggi come Edmondo De Amicis e Pellizza da Volpedo.
Nel 1895 Balla lasciò Torino per stabilirsi a Roma. Nella capitale egli fu un avanguardista della nuova tecnica divisionista, trovando subito un buon seguito di allievi.
Nell'ottobre del 1918 pubblicò il "Manifesto del colore", dove analizzò il ruolo del colore nella pittura d'avanguardia.
Nell'ambito della sua adesione al futurismo, che Balla portò avanti senza sosta, si ricorda che nel 1926 egli scolpì una statuetta con la scritta alla base "Sono venuto a dare un governo all'Italia". L'opera fu consegnata direttamente a Mussolini, il quale gradì. Negli anni trenta Balla era divenuto l'artista del fascismo per eccellenza, aprezzatissimo dalla critica. Nel 1933 realizzò Marcia su Roma (verso di Velocità astratta), sembra che l'opera sia stata commissionata da Mussolini stesso. Nel 1937 però Balla scrisse una lettera al giornale "Perseo" con la quale si dichiarava estraneo alle attività futuriste. Da quel momento Balla fu accantonato dalla cultura ufficiale, sino alla rivalutazione nel dopoguerra delle sue opere e di quelle futuriste in genere.

LAMPADA AD ARCO, BALLA

Lampada ad arco è un dipinto ad olio su tela di cm 174 x 114 realizzato tra il 1909 e il 1911 dal pittore italiano Giacomo Balla. È conservato al Museum of Modern Art di New York.
Opera di grande interesse storico, sia per la tecnica che per il soggetto. Esso rappresenta un lampione elettrico che illumina la notte con i suoi fiotti di luce, sopraffacendo persino lo spicchio di luna.
La particolarità del quadro è legata al fatto che il soggetto (un banale lampione elettrico) possa trasmettere emozioni paragonabili a quelle del chiaro di luna.
Infatti nessuno a quell'epoca (1909) poteva immaginare un simile soggetto. La tela riporta in alto a sinistra l'anno 1909, anche se una parte della critica ritiene opportuno supporre che il reale anno di esecuzione sia il 1911, e che lo stesso Balla nel 1928 esponendo il dipinto ne abbia cambiato la cronologia. Il quadro compare per la prima volta nel catalogo della galleria Bernheim-Jeune nel 1912, ma scompare poi nei cataloghi delle successive mostre europee. Forse l'opera venne rifiutata perché ritenuta inadeguata rispetto alle altre. Nel 1954 il dipinto fu acquistato dal MOMA di New York. Alla notizia Balla inviò la seguente lettera a Alfred Barr jr: “Il quadro della lampada è stato da me dipinto durante il periodo divisionista (1900-1910); infatti il bagliore della luce è ottenuto mediante l'accostamento dei colori puri. Quadro, oltre che originale come opera d'arte, anche scientifico perché ho cercato di rappresentare la luce separando i colori che la compongono...”