La pittura parietale

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Approfondimenti sulle varie pitture parietali (5 pagine formato doc)

La forma più antica di decorazione parietale preistorica è costituita dalle impronte di mani.
Un’altra tecnica primordiale per decorare le pareti è quella del disegno eseguito su una superficie morbida colla punta del dito. Le pitture eseguite con una punta potevano venir realizzate sia col dito intinto di colore, sia con una punta costituita da un legno acuminato. E’ anche presente la tecnica della puntasecca. Altri tipi di decorazione parietale erano la pittura che veniva chiamata ad imbratto, eseguita con il dito che con un tampone, la pittura a spruzzo, ottenuta spruzzando il colore dalla bocca, ed infine la pittura eseguita a piccoli tocchi, forse con una stecca fornita di pelliccia all’estremità. I pigmenti usati nella pittura paleolitica sono costituiti da ossidi di ferro e di manganese, dai quali risultavano il rosso ed il nero. Anche se i coloranti impiegati sono solo ocra e manganese, si ha un gioco di chiaro scuri. Il collante adoperato nella pittura preistorica è il grasso animale, mescolato con le terre colorate nelle pitture all’interno e col sangue e la caseina nelle pitture all’esterno. Scendendo alle epoche più vicine, troviamo usate due tecniche della pittura parietale, cioè l’affresco e la tempera. Nell’affresco i colori, sciolti in acqua e stesi sulla parete ancora bagnata, vengono fissati dalla calce contenuta nell’intonaco, la quale funge da collante.
La calce, infatti, asciugandosi diventa carbonato di calce e si combina con la sabbia , formando così una superficie dura. Nella tempera invece il collante è costituito da rosso o bianco d’uovo diluito in acqua. Nell’antico Egitto i dipinti pervenuti si sono conservati grazie al clima asciutto. Nell’intonaco , misto a paglia tritata, non veniva usata calce. I colori vengono sciolti semplicemente in acqua. Veri affreschi li abbiamo invece a creta. Dai testi del filosofo Plinio, sappiamo che la pittura greca conosceva solo quattro colori: bianco, giallo, rosso e nero. Molte delle pitture tombali etrusche sono ad affresco :la parete di tufo veniva ricoperta da uno strato di argilla (ingabbiatura) sottile, mescolata con paglia e sull’argilla veniva data una mano di latte di calce,il quale costituiva il fondo su cui veniva eseguita la pittura e come collante. I colori non erano adoperati solo puri, ma venivano anche mescolati. Per la pittura parietale romana abbiamo l’uso dell’Encausto (in cui il colore era sciolto in cera d’api e quindi doveva venire applicato a caldo). Vitruvio e Plinio ci parlano anche dei diversi strati di intonaco (tectorium) che dovevano essere stesi sulla parte destinata a venire dipinta. Ma la loro informazioni non spiegano il segreto della pittura parietale romana. Una perfetta conservazione l’abbiamo nei dipinti pompeiani. Pare infatti che i colori siano stati applicati sul muro già asciutto, perché non si trovano tracce di raccordi inevitabili in un’opra ad affresco dove il colore deve venir steso sul muro ancora bagnato. Plinio distingue fra “dip