Il tempio di Zeus ad Olimpia

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Appunti riguardanti il tempio di Zeus ad Olimpia (3 pagine formato doc)

Il tempio di Zeus di Olimpia, ricostruito nel V sec.
a.C., viene alzato dall'architetto Libone, il quale nasconde la pietra scadente sotto una serie di intonaci policromi: le colonne e i muri della cella bianchi, i triglifi ed il gocciolatoio azzurri e rossi. Inoltre il marmo pario ( marmo molto pregiato, proveniente dall'isola di Paro) apre la stagione dell'uso di mescolare, con gusto e moderazione, diversi materiali costruttivi. Il fregio decorativo della cella presenta sia verso l'opistodomo che verso il pronao le fatiche di Eracle. L'eroe è raffigurato durante le sue incredibili imprese, che simboleggiano le lotte umane contro la malvagità. Eracle nelle metope del tempio riceve l'immortalità da Athena, perché egli non si stanca di combattere anche da solo contro nemici formidabili (Pindaro poeta greco, 522 - 442 a.C.
famoso per avere scritto quattro libri di "Epinici", canti corali in onore degli atleti dei giochi Olimpici, Pitici, istimici e nemeici - esalta nelle poesie le fatiche di Eracle ma anche quelle di Pelope. Oinomaos è il tiranno di Pisa e viene avvertito da un oracolo di una congiura tesa contro di lui dal genero, che sposerà la figlia Ippodamia. Per questo motivo Oinomaos sfida i pretendenti di Ippodamia ad una corsa con i carri. I questa occasione Pelope batte il tiranno di Pisa, ma la leggende sono due. Una vuole Pelope vincitore della corsa, in quanto possiede cavalli velocissimi aiutati da Poseidone, l'altra denuncia l'omicidio perpetrato nei confronti del tiranno mediante la corruzione di un servo dell'auriga, il quale sostituisce un mozzo di metallo della ruota con uno di cera, che porta alla caduta e alla morte di Oinomaos) . L'edificio viene valorizzato dalla presenza di un naturale avvallamento che da un lato porta la crepidine (il crepidoma) alla distanza di 3 metri dal suolo. Inoltre lo stilobate si presenta di cm 56, mentre gli stereobati sottostanti sono di cm 48, corrispondenti ad un piede e mezzo dorici (l'unità di misura, il piede dorico corrisponde a circa cm 32). Lo spazio tra gli assi di due colonne (sul lato lungo o corto?) corrisponde a m. 5,22, ossia 16 piedi dorici, che è esattamente il doppio degli assi della somma di triglifo + metopa = 8 piedi (m. 2, 61); Il rapporto con gli elementi della gronda (mutulo + via ?) scende a m. 1,305, o 4 piedi, e 1/8 per le tegole dell'orlo del tetto (m. 0,65 o 2 moduli). Questo rapporto di multipli e sottomultipli mette in evidenza l'ordine e le grandezze rigorose degli elementi costruttivi. La cella misura 48 x 144 piedi, ossia metri 15,60 x 46,80, che corrispondono esattamente a 3 x 9 interassi (un interasse è m. 5,22). Gli assi della colonna non sono perfettamente retti sui lati lunghi, ma inclinati verso l'interno del tempio di 6 cm. Delle 6 colonne sul lato corto, soltanto le quattro centrali sono perfettamente perpendicolari al piano orizzontale, perché le due angolari partecipano all'inclinazione dei lati lunghi. Anche il crepidoma è ipotizzato leggermente convess