Storia dell'astronomia

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Tesina sulla storia dell'astronomia, dagli albori, l'astronomia babilonese, greca, cinese a Newton e riferimenti ad astronomi famosi nella storia (Newton, Galileo, Copernico...) (19 pagine formato doc)

STORIA ASTRONOMIA

L'Universo immaginato: dagli albori a Newton.
Indice: 
1. Le origini. Introduzione
1.1. L’astronomia in Mesopotamia
1.2. La Bibbia
1.3. L’astronomia in Egitto
1.4. L’astronomia in Cina
1.5. L’astronomia in India
2. L’astronomia nella Grecia classica. Introduzione
2.1. I Pitagorici e Filolao
2.2. Il Timeo di Platone
2.3. Il Cielo di Aristotele
3. L’astronomia dell’Età ellenistica. Introduzione
3.1. Aristarco di Samo
3.2. Eratostene e Ipparco di Nicea
3.3. Claudio Tolomeo
4. L’astronomia dell’Islam e del Medioevo cristiano
4.1. Dante e la Divina Commedia
5. La rivoluzione astronomica del Cinquecento. Introduzione
5.1. Copernico
5.2. Eliocentrismo e geocentrismo nel Cinquecento
5.3. Tycho Brahe
5.4. Giovanni Keplero
6.0 Galileo Galilei. Introduzione
6.1. Galileo. Le scoperte astronomiche e il Sidereus Nuncius
6.2. Le teorie scientifiche di Galileo
6.3. Il Dialogo sopra i Massimi Sistemi
6.4. Il conflitto con la Chiesa
7. Isaac Newton
7.1. Le leggi del moto
7.2. L’astronomia sperimentale del XVII e del XVIII secolo

Storia dell'astronomia di Leopardi: riassunto

ASTRONOMI FAMOSI

1) Le origini dell’astronomia presso i popoli primitivi si confondono con quelle della civiltà e della religione.
In alcuni paesi lo svolgersi dei fenomeni celesti ha suggerito, con la possibilità di prevederli, il concetto di legge naturale immutabile, aprendo così la via al passaggio da forme originarie di culto, quali il feticismo, il totemismo, l’animismo, a credenze più complesse in divinità esterne al mondo terrestre e capaci di agire sopra di esso. Tra gli Israeliti si arriva direttamente sino al monoteismo.
La molteplicità e l’apparente indipendenza dei movimenti osservati nel cielo, porta al diffondersi di mitologie ricche di dei e di semidei: politeisti sono i Babilonesi, gli Egizi, i Cinesi, gli Indiani e gli stessi Greci, sino a quando la formazione di una coscienza filosofica e religiosa più progredita non conduce a riconoscere nell’unità del cosmo un’unica causa prima che in essa si rispecchia. Un carattere comune a tutti i sistemi astronomici primitivi è dato dalla distinzione netta tra il cielo e la terra. In queste concezioni si assegna al cielo l’immutabilità, alla terra la variabilità; al cielo la libertà, alla terra la dipendenza; al cielo la conoscenza, alla terra l’ignoranza; al cielo l’impeccabilità, alla terra la colpa.

Astronomia: dalle origini al cosmo

SCOPERTE ASTRONOMICHE CINESI

Per gli Ebrei (Genesi, 1) il distacco deriva da successive differenziazioni nell’atto creativo, mentre i Babilonesi lo riportano all’origine del Mondo e ne affermano la preesistenza agli stessi Dei.
Per la storia dell’astronomia hanno importanza fondamentale quelle civiltà che, come i Babilonesi, gli Egizi, i Greci, forniscono gli elementi alla prima grande sintesi, quella Alessandrina; e quelle che, come gli Arabi, preparano la seconda, iniziata nel Quattrocento e portata a compimento nei secoli successivi.
Ma altre civiltà e culture danno vita allo sviluppo indipendente di altrettante concezioni astronomiche: i Cinesi, i Persiani, gli Indiani, gli Ebrei, alcune popolazioni celtiche e scite e, nel Nuovo Continente, gli Atzechi del Messico e gli Inca del Perù.

L'astronomia: definizione e costa studia

ASTRONOMIA GRECA

1.1) Le nostre conoscenze sulla matematica e sull’astronomia della Mesopotamia si basano sulle iscrizioni delle migliaia di tavolette di argilla rinvenute nei luoghi che furono sede di antiche città.
Le testimonianze appartengono a due periodi separati, il “babilonese antico” (1800-1600 a.C. circa) e il “seleucidico” (gli ultimi tre secoli prima di Cristo).
Le conoscenze relative alla matematica si sono sviluppate nel più antico di questi periodi, in quanto i numeri venivano già rappresentati sotto forma di simboli, in un sistema decimale e sessagesimale. Nei testi più tardi del periodo seleucidico, troviamo lo “zero” per indicare un posto vuoto sessagesimale tra due altre cifre.
L’astronomia del periodo babilonese antico contempla solo l’osservazione delle stelle più luminose.
I testi più tardi, o seleucidici, comportano invece complicati sistemi di astronomia teoretica elaborati dai sacerdoti. Essi sono abituati a osservare il cielo da osservatori o templi a gradoni, di cui la biblica “torre di Babele” è un ricordo.
Le loro osservazioni riguardano per lo più i movimenti dei “sette pianeti” conosciuti fin dai tempi preistorici: il Sole, la Luna e cinque corpi (Mercurio, Venere, Marte, Giove e Saturno).
Ciascun pianeta sembra muoversi nel cielo, relativamente allo sfondo delle stelle. Si ritiene che i movimenti giacciono tutti entro una certa zona della sfera celeste, che ai fini del calcolo viene immaginata come un grande cerchio: lo Zodiaco (dal greco zodion, piccola figura di animale). Esso, in seguito, sarà diviso in dodici parti uguali dai babilonesi, ciascuna delle quali porta il nome di una costellazione corrispondente.

Il sistema solare: tesina di astronomia

ASTRONOMIA BABILONESE

Per la misura del tempo sono utilizzati i periodi della rivoluzione del Sole e della Luna. Le vicende mensili della Luna, più evidenti del corso annuale del Sole, servono per regolare il più antico calendario lunare. Questa divisione del tempo in funzione della Luna sarà conservata per fini religiosi. Tra il mese lunare e l’anno solare non esiste nessuna relazione numerica naturale, tuttavia l’astronomia babilonese viene spinta a svilupparsi anche per la necessità di trovare, attraverso una regola efficace, la connessione tra i calcoli lunari e quelli solari.
Intorno al quinto secolo si stabilisce che 19 anni solari corrispondono a 235 mesi lunari, con l’approssimazione della frazione di un giorno.