Dante, le Rime

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Untitled Le rime Le Rime posteriori alla Vita Nuova: dopo la morte di Beatrice nasce in Dante l'amore per la Filosofia, simboleggiata da una donna “gentile” di cui si innamora.
A lei scrive alcune canzoni in cui mantiene lo stile dolce e allegorico, fra cui due che poi furono riprese nel Convivio: Voi ch'intendendo il terzo ciel movete e Amor che nella mente mi ragiona. Ma già le poesie successive (e precisamente la terza del Convivio Le dolci rime d'amor ch'io solia) abbandonano l'allegoria e affrontano direttamente la materia concettuale, passando a trattare problemi morali (in questo caso la definizione di nobiltà). I nuovi contenuti implicano l'abbandono dello stile dolce, per parlare di concetti diversi da quelli amorosi.
In queste canzoni Dante, davanti a problemi sociali, si presenta come conservatore e cantore delle virtù del passato. Questo cambiamento è sicuramente dovuto alla scoperta della politica e alla volontà di avere una vita attiva e di impegno civile. In questo periodo tenta anche la via della poesia comica e burlesca, di cui è documento la “tenzone” con l'amico Farese Donati. Si tratta di sonetti pieni di insulti in un linguaggio basso e plebeo, sperimentazione che gli servirà poi per parlare meglio nell'Inferno della Commedia. Contemporaneamente si interessa al trobar clus e scrive il gruppo delle Rime petrose, dedicate a Pietra, o forse a una donna “pietra”, cioè dura e insensibile. Si tratta di un amore erotico molto lontano dalle contemplazioni dello stilnovismo, con una ricerca di suoni aspri e di forme metriche esasperate come gli acrostici.