Riassunto L'Italia delle migrazioni di Bonifazi

riassunto completo de L'Italia delle migrazioni di Corrado Bonifazi (18 pagine formato doc)

Appunto di andreaballocci89

Riassunto L'Italia delle migrazioni di Bonifazi - L'Ottocento Preunitario: tradizioni e novità: Le dinamiche internazionali  - La ricerca storica ha da tempo messo in luce come le società di ancien régime presentassero diverse forme di mobilità spaziale: migrazioni definitive e temporanee, spostamenti di lungo e breve raggio erano parte integrante della vita di molte società europee almeno dalla fine del Medioevo.

I grandi cambiamenti dell'Ottocento trovarono in molti casi un terreno già preparato, in cui da tempo si era sviluppata una solida cultura dell'emigrazione che modellava comportamenti individuali e familiari.

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All'inizio dell'Ottocento si erano consolidati almeno venti sistemi migratori basati su forme di mobilità periodica e stagionale.
Questi sistemi legavano tra loro le aree rurali in cui la struttura produttiva non era in grado di assicurare risorse sufficienti a tutta la popolazione con quelle dove le opportunità di lavoro risultavano superiori, almeno in alcuni momenti dell'anno, alle dimensioni della forza lavoro locale. Lo storico Lucassen [1987] individua sette principali sistemi di lavoro stagionale.

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Tre di questi sistemi si trovavano nell'Europa nordoccidentale e avevano come aree di destinazione l'Inghilterra orientale, il bacino di Parigi e la fascia costiera dei Paesi Bassi e della Germani nordoccidentale. Gli altri quattro erano nell'Europa meridionale e avevano come centri di attrazione la Castiglia, le aree costiere della Catalogna, della Linguadoca e della Provenza, la pianura Padana e la costa tirrenica dell'Italia centrale, dove era operante il sistema maggiore per dimensioni. Alla conclusione del periodo napoleonico le società europee videro avviarsi una serie di processi che le cambieranno radicalmente: tra il 1820 e il 1870 nell'Europa occidentale e negli Stati Uniti si registra una crescita della popolazione, del Pil totale e pro capite decisamente più elevata di quella che aveva caratterizzato i centovent'anni precedenti.

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In Italia, unica eccezione tra i paesi considerati, il ritmo di crescita del Pil risultò inferiore a quello della popolazione, determinando così una diminuzione del reddito individuale. In sintesi, grazie alla straordinaria crescita delle forze produttive, la trappola malthusiana venne definitivamente superata, dando così avvio a quella transizione demografica che si intrecciò strettamente con il più generale processo di modernizzazione delle società europee. In questo periodo si ebbe una prima importante diminuzione della mortalità: i picchi del fenomeno non scomparvero, ma ebbero dimensioni molto più contenute; in alcuni paesi iniziarono anche a migliorare le condizioni complessive di sopravvivenza, con un sensibile aumento della speranza di vita.

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A esclusione della Francia, la riduzione della fecondità fu, invece, più tarda e questa differenza si tradusse in un più sostenuto ritmo di accrescimento demografico dell'Europa occidentale, su cui agì come fattore di rallentamento il deflusso migratorio verso le Americhe e gli altri continenti.