Articoli commentati della Costituzione Italiana

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brevi commenti sugli articoli, dall'art. 1 all'art. 34, della Costituzione Italiana, utile per esame (13 pagine formato docx)

ARTICOLI COMMENTATI DELLA COSTITUZIONE ITALIANA

Art 1-34 della Costituzione - Articolo 1: "L'Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro.

La sovranità appartiene al popolo, che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione".
Commento. Il primo articolo della Costituzione fonda le due caratteristiche principali dello Stato italiano, sorto dalla guerra di liberazione: l'Italia è una Repubblica, e a norma dell'art. 139 non potrà più tornare alla forma monarchica, ed è finalmente, grazie al suffragio universale e alle istituzioni previste dalla II parte del testo costituzionale, una democrazia. Democrazia rappresentativa, in cui il potere appartiene al popolo, costituito da tutti i cittadini, che concorrono al governo della cosa pubblica attraverso gli istituti e i meccanismi previsti dall'ordinamento della Repubblica.
Inoltre fondamento della democrazia non è la proprietà, con i conseguenti privilegi di classe dello Stato liberale, ma il lavoro, diritto e dovere di ciascuno per il progresso personale e sociale.

Articoli della Costituzione Italiana commentati


COSTITUZIONE ITALIANA: PRINCIPI FONDAMENTALI SPIEGAZIONE

Articolo 2: "La Repubblica riconosce e garantisce i diritti inviolabili dell'uomo, sia come singolo sia nelle formazioni sociali ove si svolge la sua personalità, e richiede l'adempimento dei doveri inderogabili di solidarietà politica, economica e sociale".
Commento: Il secondo articolo è indubbiamente uno dei più importanti della Costituzione Italiana.

Infatti con esso la Repubblica Italiana riconosce e garantisce i diritti dell'uomo, che sono stati spesso violati nell'arco di tutta la storia, non esclusa quella italiana (basti pensare alla persecuzione degli Ebrei durante il Nazifascismo).

Riassunto della Costituzione Italiana


SUDDIVISIONE COSTITUZIONE

Il riferimento iniziale, come successivamente nella Dichiarazione Universale dei diritti dell’uomo, è di tipo giusnaturalistico: lo Stato riconosce diritti che gli preesistono e di cui ogni persona è titolare fin dalla nascita, inoltre tali diritti sono inviolabili, costituiscono cioè un limite invalicabile per i poteri pubblici, che potranno con legge limitarli, ma mai eliminarli. Il retroterra storico è appunto quello della Shoah e, più in generale, dei regimi totalitari, nazismo e fascismo, che avevano compiuto gravissime violazioni dei diritti umani in nome di superiori interessi dello Stato.
Viene inoltre richiamato il principio personalista, per cui l’uomo non è un individuo separato e in competizione con gli altri, ma un essere in relazione, che si sviluppa e coopera nelle formazioni sociali, come la famiglia, la scuola, le associazioni.
Esiste infine una necessaria e stretta correlazione fra diritti e doveri, per cui tutti sono chiamati ai doveri inderogabili di solidarietà politica, economica e sociale: è il principio solidarista su cui si basa tutta la Costituzione, che prende quindi le distanze dall’individualismo liberale e dal perseguimento dei soli interessi egoistici.

I primi articoli della Costituzione italiana: spiegazione


COMMENTO SULL'ARTICOLO 3 DELLA COSTITUZIONE ITALIANA

Articolo 3: “Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali.
È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando, di fatto, la libertà e l'eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l'effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all'organizzazione politica, economica e sociale del Paese”.

Articoli commentati della Costituzione Italiana dall' art. 35 al 47


COMMENTO ARTICOLO 3

Commento: nel I comma è riaffermato il principio dell’uguaglianza formale, di origine liberale, già rivendicato dalla Rivoluzione francese e previsto anche dallo Statuto Albertino, ma gravemente violato dalle Leggi razziali. Si tratta dell’uguaglianza davanti alla legge, enunciata in tutti i tribunali con la formula “La legge è uguale per tutti.” Vengono citate sei possibili ragioni di discriminazioni, fra cui primariamente quelle derivanti dal sesso, dalla razza, dalla religione, che hanno determinato nella storia persecuzioni, sopraffazioni e gravi ingiustizie.

COMMENTO SULLA COSTITUZIONE ITALIANA, ARTICOLO 4

In questo articolo il lavoro, considerato fondamento sociale del nostro ordinamento repubblicano fin dal primo articolo della Costituzione, viene riconosciuto come diritto di tutti i cittadini, in quanto costituisce il presupposto per l'esercizio di ogni altro diritto (v. art. 2).
E' per questo che lo Stato repubblicano si impegna a promuovere le condizioni che lo rendano effettivo. In conseguenza dell'affermazione del principio lavorista, lo Stato si deve impegnare concretamente nel promuovere specifiche politiche sociali ed economiche di sviluppo che favoriscano le condizioni per il pieno impiego, nell'interesse generale della nazione. Da questo presupposto derivano tutti quei diritti che sono definiti nell'articolo 35 e negli articoli seguenti (Titolo III - Rapporti Economici). Tali diritti vengono riconosciuti al lavoratore, sia in qualità di singolo cittadino che all'interno delle organizzazioni in cui esercita un'azione collettiva (v. art. 39).

COMMENTO ARTICOLO 4 COSTITUZIONE ITALIANA

Il lavoro va considerato non solo come un diritto, ma anche come un dovere che il cittadino deve svolgere responsabilmente, secondo le proprie possibilità e la propria scelta, nella consapevolezza che ogni tipo di lavoro, manuale o intellettuale, contribuisce in pari misura al bene della collettività. Sia a livello materiale che spirituale il lavoro, inteso nel nuovo ordinamento repubblicano come frutto di una libera scelta, contribuisce concretamente al progresso della società civile, in ogni suo aspetto. L'adempimento del proprio lavoro riveste inoltre un elevato significato morale, attraverso il quale ogni cittadino partecipa, in prima persona, allo sviluppo della vita democratica della nostra Repubblica.