Le origini del Parlamento

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Le origini del Parlamento risalgono al XIII secolo, quando si sono formate le prime assemblee composte dai nobili e dall’alto clero per assistere il re nel compiere i suoi compiti. (1 pagine formato doc)

Le origini del Parlamento risalgono al XIII secolo, quando si sono formate le prime assemblee composte dai nobili e dall’alto clero per assistere il re nel compiere i suoi compiti.
In ogni caso, con “parlamento” si indicavano le riunioni stesse, e soltanto nel XIV secolo il parlamento divenne organo di controllo dell’attività del sovrano, soprattutto in merito ai contributi che questi riceveva dai vassalli. Un simile stato di cose dava luogo a una sorta di trattativa in seguito al quale i feudatari consentivano al sovrano di impiegare i fondi come meglio egli desiderava  e ricevevano in cambio determinati privilegi.
Il parlamento ha mantenuto questo carattere fino allo scioglimento del sistema feudale; con l’età moderna lo stato si organizzò diversamente da un punto di vista amministrativo, ma i sovrani tentarono di svuotare i Parlamenti dei loro poteri convocandoli sempre più raramente.
Soltanto in Inghilterra, nel 1689, il parlamento riuscì a riaffermare i propri privilegi nei confronti del re e si instaurò una monarchia costituzionale i cui principi erano contenuti nella Dichiarazione dei diritti che conteneva un’affermazione dei poteri del parlamento, tra i quali il controllo sul sovrano.
Dopo la rivoluzione americana e quella francese sono nati i parlamenti moderni, espressione della sovranità popolare, i cui compiti sono stabiliti dalle Costituzioni. Non si trattava più delle assemblee dei diversi “stati” (stati generali in Francia, cortes in Spagna) il cui fine era quello di garantire  i privilegi del gruppo che rappresentavano.
I parlamenti dell’età moderna sono i custodi del potere legislativo, si basano sulla rappresentanza e sono espressione dell’uguaglianza di tutti i cittadini.
Nel corso del XIX secolo nella maggior parte dei paesi europei le monarchie assolute sono state sostituite da quelle costituzionali rappresentative; anche se soltanto con l’introduzione del suffragio universale si può parlare di veri e propri regimi parlamentari rappresentativi.