Crisi e trasformazione dell'economia fra 800 e 900

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La crisi agraria in Europa, le nuove potenze industriali, lo sviluppo scientifico e tecnologico, le trasformazioni all'interno del capitalismo, la nascita dei grandi monopoli, gli interventi dello Stato a sostegno dell'economia. (file.doc, 3 pag) (0 pagine formato doc)

INDUSTRIA, SCIENZA E POLITICA FRA OTTOCENTO E NOVECENTO INDUSTRIA, SCIENZA E POLITICA FRA OTTOCENTO E NOVECENTO CRISI E TRASFORMAZIONE DELL'ECONOMIA LA CRISI AGRARIA IN EUROPA L'economia capitalistica aveva già conosciuto momenti di crisi nel corso dell'Ottocento, ma di dimensioni più limitate o legati in gran parte a fattori contingenti.
In questa circostanza il fenomeno fu invece assai più esteso e duraturo. Il suo sintomo più appariscente fu una persistente deflazione, con una caduta del livello dei prezzi agricoli e industriali, salvo bravi momenti di ripresa, che interrompevano la tendenza al rialzo caratteristica dei due decenni precedenti. La crisi fu violenta nel settore agricolo: essa fu provocata dalla concorrenza dei prodotti agricoli, in primo luogo i cereali, provenienti dalla Russia e dai “ nuovi granai “ del mondo: Stati Uniti, Canada, Argentina, Australia, India, Nuova Zelanda.
Tutti questi paesi potevano produrre e vendere a prezzi inferiori a quelli europei perché disponevano di enormi estensioni di terreno coltivabile, di mano d'opera a basso costo o, nel caso degli Stati Uniti, di un'agricoltura meccanizzata e altamente produttiva. Negli anni 50 - 70 l'espansione del mercato aveva incentivato gli investimenti nel settore agricolo sia da parte dei paesi europei, sia in quelli di oltre oceano: ma l'alto costo dei trasporti aveva fornito ai produttori del continente una protezione adeguata. Con lo sviluppo delle ferrovie e della navigazione transoceanica a vapore questa barriera crollò e milioni di tonnellate di cereali invasero il mercato agricolo europeo, provocando un ribasso continuo dei prezzi. All'inizio del 1900 il prezzo del frumento era, in Francia e in Inghilterra, inferiore alla metà di quello di trent'anni prima. EFFETTI ECONOMICI E SOCIALI DELLA CRISI L'agricoltura europea rispose a questa sfida con diverse modalità: ulteriore ampliamento delle aree coltivate nell'Europa orientale, investimenti finalizzati a innalzare i rendimenti nelle zone ad agricoltura avanzata; ricerca della specializzazione, con spostamento delle risorse dai cereali a prodotti come carne, uova, latticini, i cui prezzi tenevano molto meglio. Generale fu, in ogni caso, lo schieramento dei produttori agricoli a favore di un innalzamento delle barriere doganali, provvedimento che venne preso da tutti i governi europei ad eccezione di quello inglese. La Gran Bretagna infatti proseguì sulla strada già imboccata con l'abolizione delle leggi sul grano, puntando sullo sviluppo industriale e sopperendo con importazioni crescenti al fabbisogno alimentare. Gli effetti sociali della crisi agraria furono di grande portata perché la caduta dei prezzi decurtò i redditi dei piccoli proprietari, mettendo in crisi le aziende meno forti. L'occupazione in agricoltura si contrasse e milioni di contadini europei, dovettero prendere in questi anni la via dell'emigrazione oltre oceano. LA ROTTURA DELL'EQUILIBRIO ECONOMICO: LE NUOVE POTENZE INDUSTRIALI Cadu