Economia Giappone

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Tesina sull'economia del Giappone. (4 pagg, formato word) (0 pagine formato doc)

Economia giappone Economia giappone Negli ultimi decenni il Giappone è stato segnato da una rapida crescita economica.
La produzione industriale si è andata orientando dall'industria leggera, prinicipalmente quella tessile su cui s'era basato a fine Ottocento il primo sviluppo, all'industria pesante e di base (metallurgia, siderurgia, chimica e petrolchimica, cantieristica navale), alla produzione automobilistica, componentistica ed elettrica, che rappresentano complessivamente almeno i due terzi del valore totale annuo delle esportazioni. Grande spinta hanno avuto anche gli investimenti nell'industria ad alta tecnologia (elettronica, microelettrica, informatica, delle telecomunicazioni e aerospaziale). Nel 1992 il prodotto interno lordo (PIL) del Giappone era di 4321 milardi di dollari USA, il secondo al mondo, pari a un PIL pro capite di 34.629 dollari.
Il bilancio nazionale preventivo per l'anno fiscale conclusosi il 31 marzo 1994 contemplava entrate per 72.354.800 milioni di yen (730.143.380.000 dollari) e uscite per una somma equivalente. Il flusso del turismo giapponese è caratterizzato invece da un forte squililibrio: all'inizio del 1990 i visitatori stranieri in Giappone erano oltre 4 milioni ogni anno, mentre erano circa 12 milioni i giapponesi in viaggio all'estero; il turismo ha generato così un reddito annuo di 3,4 miliardi di dollari, mentre la spesa dei viaggiatori giapponesi superava i 22,5 miliardi di dollari. L'inflazione, già da anni costantemente molto bassa, nel 1995 era dello -0,5. La struttura dell'economia giapponese ha visto una dozzina di famiglie di possidenti, chiamate zaibatsu ("la cricca ricca"), occupare una posizione dominante sino al termine della seconda guerra mondiale. Fra le più importanti vi erano quelle Mitsui, Iwasaki (dietro alla quale si è sviluppato il marchio aziendale Mitsubishi), Sumitomo e Yasuda, che controllavano la quasi totalità delle industrie del ferro, del carbone, dell'alluminio e della carta e che, all'indomani della fine della guerra, furono costrette dalle forze alleate d'occupazione a far confluire le loro immense proprietà in società. L'organizzazione di queste società ha di fatto ricreato una posizione di forte dominio dell'economia nazionale, controllata questa volta, invece che dalle antiche famiglie, dai consigli di amministrazione delle società e dai funzionari dell'influentissimo Ministero dell'industria e del commercio estero (MITI). Da un punto di vista lavorativo si è assistito invece, sempre a partire dalla fine della guerra, alla crescita del numero delle associazioni sindacali e dei loro aderenti: nel 1946 gli iscritti erano quasi 3,7 milioni, nei primi anni Novanta sono diventati quasi 12,5 milioni, pari a circa il 29% della popolazione attiva. Le principali confederazioni sindacali del paese si sono fuse nel 1987 in un organo unitario, la Federazione nazionale dei sindacati del settore privato, nota col nome di Rengo. Agricoltura e pesca Anche se negli ultimi anni si è assi