Le fiere della Champagne

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Appunti sulla quinta parte del programma di "Storia economica del turismo". (1 pg - formato word) (0 pagine formato doc)

Le fiere della Champagne Le fiere della Champagne Il commercio medioevale fu per molto tempo, almeno fino a tutto il Duecento, un commercio itinerante, caratteristica che in parte conservò anche successivamente.
I mercanti (detti piedi polverosi), per proteggersi lungo le strade presero l'abitudine di viaggiare in gruppi e tale consuetudine contribuì indubbiamente a favorire la costituzione delle prime società commerciali. Loro punto d'incontro erano le fiere, dove erano presenti anche banchieri di ogni tipo, necessari per il cambio delle monete e per il regolamento delle transazioni commerciali. Le prime fiere regionali, come quelle di Fiandra, costituirono una specie di mercato continuo.
Le più celebri furono le fiere della Champagne, la cui rinomanza si estese a poco a poco a tutta l'Europa. Favorite dai conti di Champagne, esse ebbero inizio verso il 1150 e prima della fine del secolo erano già divenute il luogo di appuntamento di mercanti fiamminghi e italiani, ai quali si aggiunsero quelli francesi, spagnoli, inglesi, tedeschi e svizzeri. Ben presto, ogni “nazione” si associò e nominò propri consoli, che rappresentavano non solo i compatrioti, ma la stessa città di provenienza. Il ciclo delle fiere della Champagne si componeva di sei fiere. Ognuna di esse durava in genere sei settimane e si distingueva in due fasi: la prima (due settimane), riservata all'attività commerciale, con la vendita delle merci; la seconda (dalla terza alla sesta settimana), dedicata ai regolamenti finanziari, assicurati dai banchieri. Quest'ultima fase si divideva in due tempi: un primo periodo (terza e quarta settimana), destinato al pagamento in contanti delle transazioni concluse; un secondo (quinta e sesta settimana), riservato al regolamento delle obbligazioni contratte fuori fiera o nelle fiere precedenti. Per evitare i trasferimenti di grosse quantità di denaro, le fiere erano divenute il domicilio dei cambi di tutta l'Europa, dove si saldavano i crediti e i debiti esistenti fra gli uomini d'affari, che presero l'abitudine di pagare le merci dovunque acquistate solo durante una fiera, mediante una lettera di cambio. Le lettere di cambio erano comprate e vendute ad un prezzo determinato dal tasso di cambio fra le monete. Un efficiente servizio di corrieri, che recavano la “scarsella” (borsa della posta) delle fiere della Champagne, consentiva di conoscere nelle varie città d'Europa le notizie sui cambi e sulle scadenze delle lettere. Con la lettera di cambio fu possibile ridurre al minimo i trasferimenti di denaro. Speciali magistrati erano incaricati dai conti di Champagne di mantenere l'ordine nelle fiere. Essi potevano espellere mercanti o banchieri che fossero venuti meno ai loro impegni. Contro il debitore che si allontanava senza aver prima soddisfatto i suoi creditori era emessa una lettera di Fiera, ossia un ordine di pagamento eseguibile anche nella sua città di provenienza. Se il magistrato di quella città, poniamo Lucca, si