Partitore di tensioni

Appunto inviato da matteo8olo
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L'appunto è una relazione e relativa spiegazione di un esperimento di laboratorio del Partitore di tensioni. (2pg. file.doc) (0 pagine formato doc)

D'Antonio Matteo RELAZIONE DI ELETTRONICA: Giovedì 12 ottobre siamo andati in laboratorio per vedere praticamente il funzionamento di un partitore di tensioni.
Il partitore di tensione è costituito da più resistenze in serie cosicchè la tensione totale si ripartisca sulle singole resistenze in modo direttamente proporzionale alle stesse. Esso è utile quando un circuito deve essere alimentato da una tensione minore a quella che eroga il generatore. In questo caso si dice che il partitore viene utilizzato come attenuatore. Lo scopo della nostra esperienza era anche trovare la curva caratteristica di un generatore reale di tensione. Un generatore ideale di tensione è in generatore capace di presentare ai suoi terminali una tensione la cui ampiezza istantanea non dipende dal carico dell'utilizzatore mentre un generatore reale di tensione è un generatore ideale ma con la propria resistenza interna in serie con il generatore stesso.
Un generatore reale per avvicinarsi a quello ideale deve avere una resistenza interna molto minore a quella esterna. STRUMENTI UTILIZATI: Gli strumenti utilizzati sono stati. Multimetro ; versione digitale del vecchio tester. Esso serve a misurare diverse grandezze tra le quali le correnti (continue e alternate)e le tensioni(continue e alternate) . Generatore di tensioni ; crea una differenza di potenziale cosicchè passi corrente nel circuito . Breadboard ; piastra per montaggi sperimentali senza saldature. Le resistenze possono essere inserite a pressione dei fori della piastra al fine di realizzare il circuito desiderato. Resistenze di vari valori (470?-1K?-1,5K?-1,8K?-2,2K?-3,3K?-3,9K?-4,7K?-6,8K?-8,2K?); Un generatore di tensione erogante 10V. RISOLUZIONE TEORICA DEL CIRCUITO: R1=330? RL= valori diversi R2=1,2K? E1=10V L'esperienza richiedeva di calcolare prima la potenza dissipata da R1 e R2 ,teoricamente, e poi, di cambiare i valori di RL per vedere in che modo cambiava il voltaggio su di essa, praticamente. Quindi: VuscitaR1=[R1/(R1+R2)]×V =(330/1530)×10= 2,1V VuscitaR2=[R2/(R1+R2)]×V=(1200/1530)×10=7,8V I1=?V1/R1=2,1/330=6,4 mA I2=?V2/R2=7,8/1200=6,4 mA P1=V1I1=2,1×6,4=0,013W P2=V2R2=7,4/6,4=0,049W Trovate le potenze dissipate abbiamo visto come cambiava la tensione in RL con il cambiare della resistenza stessa. Abbiamo cambiato dieci resistenze e abbiamo misurato con il multimetro la VRL che cambiava valore con ogni resistenza in questo modo: VRl Rl 5,12 V 470 ? 6,33 V 1000 ? 6,77 V 1500 ? 6,95 V 1800 ? 7,11 V 2200 ? 7,37 V 3300 ? 7,47 V 3900 ? 7,54 V 4700 ? 7,66 V 6800 ? 7,72 V 8200 ? Trovati i rispettivi valori abbiamo disegnato il grafico di VRl in funzione di RL; questo grafico rappresenta la curva caratteristica di un generatore reale. Dal grafico si può capire che man mano che la resistenza aumenta di valore anche la tensione ai capi di essa aumenta. In un generatore ideale ciò non accadrebbe poiché la tensione rimarrebbe costante.