"L'occhio del Novecento"

Appunto inviato da ljanka1986
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Spiegazione di alcune sezioni del libro di Francesco Casetti: lo sguardo di un'epoca, inquadrare il mondo, la doppia visione, l'occhio di vetro, sensazioni forti, il posto dell'osservatore, ossimori e disciplina (20 pagine formato doc)

Il secolo attuale sarà sicuramente il secolo del cinematografo, poiché nessuna opera d'arte, invenzione scientifica o tendenza economica potrà contenere per vastità di azione, profondità di penetrazione, universalità di consenso ciò che possiede il mezzo cinematografico.
Oggi il cinema ha ormai festeggiato i suoi primi cento anni, è attualmente un cinema che non si appoggia più necessariamente sull'immagine fotografica.

L'occhio non viene più  considerato come un organo di senso in sé, non a caso il sottotitolo di questo libro fa riferimento all'esperienza, suggerendo così un orizzonte a cui riportare il vedere.
Tuttavia non va nemmeno dimenticato che nella coscienza sociale, il cinema è sempre stato visto come un dispositivo ottico: ed è su questo che esso viene giudicato.
Al cinema tutti gli occhi, sia miopi che presbiti vedono perfettamente; ecco l'originalità primordiale dello spettacolo cinematografico.

Il dibattito più recente tende a inserire il fenomeno del cinema nel quadro più vasto dell'intrattenimento, dei fenomeni urbani. Il cinema è stato riportato ad altro: il teatro, la letteratura, la pittura...
Ma che tipo di sguardo ha costruito il cinema? E dove riposa la sua efficacia?
Il primo capitolo esamina le ragioni della particolare sintonia del cinema con il suo tempo e quindi della sua rilevanza rispetto ai processi culturali coevi. Tre fatti sembrano giocare un ruolo cruciale. Il primo è la sua natura di medium, oltre che di arte, in un'epoca che ha privilegiato soprattutto la dimensione comunicativa, vista come garanzia di immediatezza, di vicinanza, di accessibilità.

Il secondo fattore sono i riti e i miti che il cinema ha costruito sullo schermo e nella sala, in un'epoca che ha avuto bisogno di nuove immagini  e di nuovi comportamenti, in grado di tener conto delle emozioni, ideali, preoccupazioni o degli ordini sociali emergenti.
Il terzo fattore è la  negoziazione che il cinema è riuscito a compiere fra le diverse istanze della modernità; esso è riuscito a far convergere spinte contrastanti fra di loro, fornendo così ad un epoca dilacerata da conflitti e da dilemmi, possibili soluzioni e fornendogliene nella quotidianità. Soprattutto questo ultimo fattore è deciso per capire che tipo di sguardo il cinema è stato in grado di costruire.
Si tratta di uno sguardo all'insegna dell'ossimoro e cioè capace di operare su fronti contrapposti riuscendo a compenetrarli fra loro.

I capitoli dal secondo al sesto, approfondiscono questo argomento. In sintesi il cinema ha lavorato su alcune scelte per così dire di parte, che riflettono alcune delle grandi misure tipiche della modernità. In particolare, esso a lavorato su uno sguardo personale, legato all'emergenza di un punto di vista.