Viaggio a Kandahar

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Recensione del film "Viaggio a Kandahar" di Mohsen Makhmalbaf (file.doc, 1 pag) (0 pagine formato doc)

Viaggio a Kandahar Viaggio a Kandahar “E' nelle sale cinematografiche italiane la pellicola Viaggio a Kandahar, del regista iraniano Mohsen Makhmalbaf, film presentato al Festival del Cinema di Cannes ed ora, in piena crisi bellica, uscito anche in Italia” Viaggio a Kandahar narra la storia di una giovane donna afgana, Nefas, emigrata bambina dalla sua terra e diventata una ricercatrice universitaria in Canada, che, dopo aver ricevuto una disperata lettera della sorella nella quale le annuncia il suo suicidio, decide di ritornare in Afghanistan per tentare di salvarla.
Armata di un registratore, nel quale appunta vocalmente tutte le impressioni e le sensazioni che prova nel difficile viaggio verso Kandahar, si trova a dover affrontare un drammatico cammino per le deserte terre afgane, alla continua ricerca di un mezzo di trasporto e di una guida che la riesca a portare in tempo dalla sorella.
Guardando con occhi quella che è la situazione del suo paese, ridotto alla miseria dalla guerra e dalle mine, e dalle assurde leggi imposte dal governo afgano, tra polizia che sequestra i libri alle donne e briganti che derubano impuniti i pochi averi di intere famiglie. Donne senza diritti Viaggio a Kandahar è innanzitutto un film di denuncia per quella che è la condizione del popolo afgano.E' in primo luogo la denuncia verso quella che è la condizione della donna afgana, costretta dal regime fondamentalista dei talebani all'invisibilità, cancellata dai pesanti burqa che le vengono imposti. Ma cancellata anche dalla miseria culturale nella quale la si obbliga, con la chiusura di tutte le scuole femminili, e dalla totale scomparsa di ogni diritto civile, in una terra dove una donna non può parlare con alcun uomo che non sia il marito, neanche con il medico che dovrebbe curarla.Ma è anche una denuncia contro la guerra dichiarata che insanguina l'Afghanistan da oltre venti anni, che uccide e porta miseria, e contro la guerra non dichiarata delle mine antiuomo, che uccidono e mutilano uomini donne e bambini. Mine che vengono nascoste dentro le bambole e nei giocattoli, o disseminate nei campi, in una follia che vuol generare morti e lutti senza più nessuna logica. Ma forse più di tutte è forte la denuncia dell'uso strumentale che si fa costantemente della religione in Afghanistan. Un paese nel quale tutti coloro che combattono e uccidono gridano "Dio è con noi". L'Afghanistan realtà surreale Viaggio a Kandahar è un film girato con tratti quasi documentaristi. Con la voce della giovane Nefas che registrando testimonia di una realtà difficile da comprendere e quasi impossibile da accettare. Una realtà ripresa dalla macchina da presa nel suo realismo: ma la realtà afgana non è reale, è surreale. Nei mutilati che rincorrono gli arti artificiali paracadutati dagli elicotteri della Croce Rossa, nelle bambine alle quali viene insegnato a non raccogliere bambole da terra, negli uomini travestiti da donne per sfuggire alla polizia. Realtà e simbolismi si in