Analisi del film "L'avvocato del diavolo"

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Sintesi della vicenda, la lezione del diavolo, giudizio personale del film(formato word pg 2) (0 pagine formato doc)

L'avvocato del diavolo di Taylor Hackford, 1997 L'avvocato del diavolo di Taylor Hackford, 1997 Sintesi della vicenda Il giovane avvocato Kevin Lomax consegue una serie di brillanti successi, come penalista, a Jacksonville in Florida.
Viene ingaggiato da un prestigioso ufficio legale di New York, dove conosce il grande boss, John Milton. Prima di partire verso la grande città sua madre, figlia di un predicatore ed appartenente ad una chiesa pentecostale (che pratica sovente esorcismi), gli ricorda un versetto dell'Apocalisse: «Caduta, caduta è Babilonia la grande ed è diventata al­bergo de/ demonio!». La qualità di vita del giovane cambia rapidissimamente: alloggio lussuoso, vita brillante, cause sempre più prestigiose, suc­cesso assicurato.
Kevin si getta con avidità nella mischia, ma lascia sempre più sola la moglie. Il mondo che ora conosce è pieno di affaristi opportunisti, di spietati «avvoltoi», che si contendono le prede fino all'ultimo sangue: sempre di più si adat­ta alla legge del più forte, del più scaltro, del più spregiudicato e in Milton scopre - a poco a poco - un'intelligenza e una strategia d'azione luciferina. Dopo aver assistito alla rovina di parecchi suoi collaboratori nello studio e dopo aver subi­to il crollo psicofisico della moglie, Kevin decide di affrontare direttamente il misterioso signor Milton. Questi gli rivela di essere suo padre e d'incarnare lo spirito delle tenebre, che fin dall'inizio della creazione si è ribellato alla sovranità di Dio e ha trovato il modo di regnare nel mondo degli uomini attraverso lo strumento veramente «diabolico» della legge. La lezione del diavolo «Quel giorno sulla metropolitana, cosa ti dissi? Forse devi cominciare a perdere, ma tu non sei stato d'accordo! Perdere? lo non perdo, io vinco. lo sono un avvocato e questo è il mio lavoro: vincere! lo ho concluso. La vanità è decisamente il mio peccato preferito: la vanità è l'oppiaceo più universale. Che cosa vuoi da me? Voglio che tu sia te stesso. Lasciatelo dire: il senso di colpa è come un sacco pieno di mattoni, non devi far altro che sca­ricarlo! Perché ti accolli tutti quei mattoni? Dio, non è così? Ti voglio dare una piccola informazione confidenziale a pro­posito di Dio. A lui piace guardare: è un guardone giocherellone! Lui dà all'uomo gli istinti, concede questo straordina­rio dono, poi che fa? Ti assicuro che lo fa per il suo puro divertimento, per farsi il suo cosmico spot pubblicitario. Fissa te regole in contraddizione: guarda, ma non toccare! Tocca, ma non gustare, gusta ma non inghiottire! E mentre tu saltelli da un piede all'altro, lui che fa? se ne sta lì a sbellicarsi dalle matte risate, perché è un moralista, è un gran sadico ...E un padrone assenteista, ecco cos'è! E uno dovrebbe adorarlo? No, mai! Meglio regnare all'inferno che servire in paradiso: non è così? Perché no? lo sto qui col naso ficcato sulla terra e ci sto fin dall'inizio dei tempi. Ho coltivato ogni sensazione che l'uo­mo è stato creato per provare. A