Virgilio, Georgica I - traduzione e commento

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Traduzione e commento della Prima Georgica di Virgilio. Note tratte dalle lezioni di Filologia classica 2 della prof. Daniela Manetti dell'Università di Firenze (18 pagine formato doc)

Quid faciat laetas segetes, quo sidere terram
vertere, Maecenas, ulmisque adiungere vitis

conveniat, quae cura boum, qui cultus habendo
sit pecori, apibus quanta experientia parcis,
hinc canere incipiam.
Vos, o clarissima mundi
lumina, labentem caelo quae ducitis annum,
Liber et alma Ceres, vestro si munere tellus
Chaoniam pingui glandem mutavit arista,
poculaque inventis Acheloia miscuit uvis;
et vos, agrestum1 praesentia numina, Fauni,
ferte simul Faunique pedem2 Dryadesque puellae:
Munera vestra cano. Tuque o, cui prima frementem
fudit equum magno tellus percussa tridenti,
Neptune; et cultor nemorum, cui pinguia Ceae
ter centum nivei tondent dumeta iuvenci;
ipse nemus linquens patrium saltusque Lycaei,
Pan, ovium3 custos, tua si tibi Maenala curae [est]4,
adsis, o Tegeaee, favens, oleaeque Minerva
inventrix, uncique puer monstrator aratri,
et teneram ab radice ferens, Silvane, cupressum,
dique deaeque omnes, studium quibus arva5 tueri,
quique novas alitis non ullo semine fruges,
quique satis largum6 caelo demittitis imbrem;

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Che cosa renda feconde le messi, sotto quale stella convenga arare la terra, o Mecenate, e legare agli olmi la vite, quale cura dei buoi, l'educazione che si deve dare al gregge, quanta perizia [bisogna adottare] per le frugali1 api, qui inizierò a cantare.
Voi, o illustri dei dell'universo, che conducete in cielo l'anno che scorre, Libero2 e l'alma3 Cerere4, se per opera vostra la terra ha trasformato la ghianda Caonia con l'abbondante spiga, e ha mescolato le tazze acheloe scoperto il vino; e voi, potenti numi dei campi, o Fauni, portate il piede insieme sia [voi] Fauni sia le fanciulle Driadi: io canto le vostre opere. E anche tu, o Nettuno, a cui prima la terra percossa dal grande tridente produsse un cavallo strepitante; e abitante dei boschi, a cui trecento bianchi torelli brucano i ricchi cespugli di Ceo5; abbandonando la stessa foresta paterna e il bosco di Liceo, o Pan, protettore delle pecore, se ti sta a cuore il Menalo, che tu sia propizio, o Tegeeo, favorevole, e Minerva scopritrice dell'olivo, giovane inventore dell'uncinato aratro, e, o Silvano, che porti dalla radice il delicato cipresso, e gli dei e le dee tutti, che [avete cura] di proteggere i campi da arare, e che nutrite senza alcun seme le nueve messi, e che gettate pioggia abbondante dal cielo;

1 Si dice, appunto, di chi è «parco» nel mangiare e nel bere, quindi anche modesto.

2 È la denominazione latina per il dio Bacco, anche se inizialmente Liber era una delle divinità del pantheon italico.

3 «Portatrice di vita».

4 È stata identificata poi con la dea greca Demetra, ma Cerere è divinità infera sotto la cui tutela sono le messi e i raccolti: per trasposizione figurata, poi, così come Bacco indica il vino, Cerere indica il frumento e dunque il pane.

5 Isola del mar Egeo.