Appunti di Filosofia politica

Appunto inviato da cornelia1985
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Appunti presi in classe per l'esame di Filosofia Politica con il professore Fiaschi nella facoltà di Scienze Politiche dell'Università di Padova (29 pagine formato doc)

Parlando di Filosofia spesso non si riesce a dare di essa una definizione; che essa indichi un insieme di formulazioni astratte è un’idea banale che può essere smentita tramite un’altra banalità, utilizzando il termine politica.
Un esempio storico è quello che si presenta nel testo “La Repubblica” di Platone, nel quale i protagonisti si interrogano sul significato della parola Giustizia. Essa era, nel mondo greco, strettamente legata alla Politica; uno degli interlocutori di Socrate, alterego di Platone, di nome Trasimaco sostiene che la Giustizia sia “l’utile del più forte”. Socrate interroga Trasimaco confutandone la definizione.
Trasimaco da una risposta diffusa e banale, secondo egli la Politica si occupa di qualcosa in cui prevale la forza e chi la pensa contrariamente è un ingenuo destinato ad essere preso in giro. Sempre Trasimaco sostiene che tra il giusto e l’ingiusto sia il secondo che prevale, l’ingiustizia paga e la politica vede i giusti sempre sfavoriti rispetto agli ingiusti. Questo è un modo di pensare che gli psicanalisti chiamerebbero melanconico. Socrate obbietta a Trasimaco che il potere derivante dall’ingiustizia, in seno a qualsiasi entità essa nasca, rende incapace tale entità di essere d’accordo con se stessa e con ogni suo opposto. Socrate sostiene quindi che per gli uomini, l’unico modo per stare assieme è quello di riferirsi ad un’idea comune di giustizia, possibile solo ragionando assieme. L’idea del ragionare assieme, ricorrente nelle opere di Platone, non è da intendersi come una conversazione oziosa ma deve far riferimento ad un fine, avendo a che fare con il progettare un’azione. Gli uomini progettando essa formano una volontà comune e ad essa si deve pervenire anche quando non si è tutti sullo stesso piano, quando l’influenza di alcuni determina la volontà d’altri. Ogni modo di influenzare gli altri può ricondursi alla politica. Può accadere che due volontà si intersechino da far nascere una semplice relazione di fatto dove non esistono connessioni intenzionali ma può anche accadere che ci sia una relazione tra due volontà che non sia meramente di fatto per il fatto che tra esse non c’è accordo per il raggiungimento del fine prestabilito. Il terzo caso possibile è invece quello in cui le due volontà siano conformi realmente o che così siano ritenute essere. C’è quindi una volontà che prescrive un comportamento ed un’altra che ci si adegua perché lo considera idoneo per il raggiungimento del fine desiderato. Quest’ultimo caso prevede che due volontà condividano fini comuni che una delle due determina e l’altra fa propri. Che si adegua a fini prescritti è convinto di non essere strumentalizzato o ingannato; questo rapporto è di tipo normativo e prevede lo stabilirsi di norme di condotta e l’adeguamento consapevole ad esse. Max Weber, ritenuto uno dei padri fondatori della Sociologia, propone la distinzione tra Potere e Potenza sulla base del fatto che si ha Potenza quando si ha la possibilità di far valere la pro