Caratteri generali dello stoicismo

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Dispensa di ripasso generale sullo stoicismo come scuola filosofica: caratteri generali e pensiero degli stoici (5 pagine formato doc)

STOICISMO: CARATTERI GENERALI

L'insegnamento degli stoici: vivi secondo natura.

1. Lo stoicismo come "scuola". La scuola stoica fu fondata da Zenone di Cizio ad Atene alla fine del sec. IV e le sue lezioni si svolgevano nel Portico Dipinto (Stoà Poikìle). Lo scopo essenziale dell'insegnamento stoico, non diversamente da quello epicureo e da quello scettico, è la liberazione dalle passioni e il raggiungimento della serenità dell'anima. Ma lo stoicismo ebbe, nel mondo ellenistico prima e poi soprattutto nel mondo ellenistico-romano, una presa e una diffusione molto più grandi delle altre due nuove correnti sopra ricordate.
Esso era sia una scuola filosofica organizzata, il cui insegnamento era distinto nelle tre materie canoniche LOGICA, FISICA ed ETICA, sia insieme un movimento culturale di vasta portata: etico, religioso e, in senso lato, anche politico.

Stoicismo: riassunto

STOICISMO: RIASSUNTO

Nonostante che la prima sede della scuola sia stata Atene, lo stoicismo *ci appare fin di subito come una concezione tipicamente ellenistica, che fonde elementi greci ed elementi orientali. Questo si intravede già nell'origine etnica dei primi tre grandi scolarchi, Zenone di Cizio (362-262), Cleante di Asso (312-232) e Crisippo di Soli (277-204), ma ancor di più nella religiosità di tipo monoteistico che la scuola propone.
 Tale religiosità però *ci pare anche profondamente fusa con il razionalismo e il naturalismo greci. Infatti al centro del credo stoico c'è l'idea dell'unità del genere umano e di tutto il cosmo sotto il comando provvidenziale di un unico Dio intelligente, *immanente nella materia. Esso è chiamato "Fuoco", "Soffio" o "Spirito" (pneuma), ed è una forza fisica che forgia il mondo: gli stoici dicono chiaramente che è corpo esso stesso.
 La ragione divina è dunque artefice della legge naturale, alla quale le cose e gli esseri viventi non forniti di ragione si adeguano spontaneamente; al tempo stesso essa fornisce quei principi e quelle norme razionali (diritto naturale, morale naturale) cui gli esseri umani e le comunità politiche dovrebbero adeguarsi in quanto essi stessi razionali.
 Natura, ragione e divinità, *come si vede, per gli stoici in sostanza coincidono, e la virtù-felicità dell'uomo consiste proprio nell’adeguarsi all'ordine naturale razionale.
 *Dobbiamo subito osservare che questa religiosità universalistica si contrappone nettamente al particolarismo della religione cittadina tradizionale e al "nazionalismo" panellenico, che considerava i non greci esseri inferiori o addirittura non-uomini.
 *Si consideri inoltre la visione stoica dell'ordine razionale della natura, che include anche l'ordine sociale. Se c'è un ordine naturale della società, conoscibile con la ragione, non è giustificabile la rinuncia alla politica degli epicurei e degli scettici. essi infatti, in mancanza di un ordine giusto e obiettivo del mondo, evitavano di proporre qualsiasi ideale politico fondato su valori assoluti. Tuttavia, dal punto di vista dell'impegno pratico, la posizione degli stoici oscilla tra due estremi.

STOICISMO, SENECA

Da un lato, per chi insiste sulla potenza dell'intervento provvidenziale, e sul fatto che tutto è bene perchè tutto è stato disposto da Dio, la grande differenza tra il saggio, che sa riconoscere il disegno divino e lo accetta, e lo stolto, che inutilmente vi si ribella, è essenzialmente nella coscienza. Più che un differente risultato della loro azione, è una differente consapevolezza. Entrambi non possono con la loro azione mutare l'ordine necessario delle cose: "il fato conduce chi lo accetta e trascina chi non lo accetta", dice lo stoico Seneca ("fata volentes ducunt, nolentes trahunt). In questa prospettiva prevale la contrapposizione tra la perfezione del saggio, al quale è sufficiente la virtù per essere sempre felice e per essere sempre in armonia con l'ordine universale, e il vizio e l'infelicità dello stolto, che, anche nel caso in cui esteriormente agisca come il saggio, compia meccanicamente tutti i suoi doveri, rispetti le leggi dello Stato e le leggi morali, sarà comunque inadeguato e disarmonico perché lo farà senza la necessaria consapevolezza. Egualmente il saggio sarà libero e felice pur nella peggiore schiavitù e nella più terribile miseria, mentre lo stolto sarà sempre prigioniero: servo delle sue stesse passioni, le ricchezze e gli onori non potranno mai dargli la felicità.