Platone: la città ideale

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La Repubblica, anima e società, comunismo o dittatura?(formato word pg 1) (0 pagine formato doc)

La città ideale La città ideale La Repubblica Lo scopo di tutto il pensiero platonico è l'educazione dell'uomo.
Teoria delle idee, dell'anima e dell'uomo sono le premesse teoriche su cui Platone edifica la sua filosofia politica. Il legame tra teoria delle idee e politica emerge nella Repubblica, nella quale è rappresentata l'"idea di stato giusto" secondo il filosofo, ovvero una totale utopia politica. Secondo Platone, la necessità di dare risposta ai bisogni di ciascun uomo richiede la cooperazione di tutti i cittadini: ogni cittadino deve contribuire al benessere collettivo, ricevendo in cambio ciò che gli manca. E poiché ogni uomo ottiene i migliori risultati nelle attività in cui è dotato, è giusto che ogni cittadino faccia qualsiasi cosa di utile alla società secondo la propria indole.
Anima e società La società riproduce la stessa tripartizione dell'anima (Platone dice addirittura di considerare la città "un uomo scritto in grande"). Alla parte concupiscibile e irrazionale corrisponde la classe dei lavoratori comuni, che spesso si lasciano trasportare dalle passioni. Alla parte volitiva corrisponde la classe guerriera, mentre alla parte razionale è associata la classe al governo. Devono cioè governare coloro che, attraverso un lungo e difficile tirocinio, sono riusciti a far prevalere la parte razionale sulla concupiscibile: i filosofi. La dialettica, infatti, porta attraverso la teoria delle idee alla conoscenza del bene, e quindi, secondo la teoria dell'intellettualismo etico, i filosofi sono coloro che più s'intendono di giustizia ideale, e di conseguenza i più adatti, loro malgrado, a governare la città. Comunismo o dittatura? Tutto è stato detto sull'utopia politica platonica. Spesso in questo secolo è stata considerata simile al comunismo, dato che ogni cittadino trattiene solo quello di cui ha bisogno e mette a servizio della comunità tutto il resto, ma è stata anche accostata alle dittature, poiché questa teoria politica sarebbe dovuta essere imposta all'interno della città. Forse le cose non sono così semplici.Comunque, non bisogna pensare né che la classe lavorativa era subordinata alle altre, né che queste tre classi erano chiuse. Come la classe lavorativa non aveva diritti politici, la classe governativa non aveva diritto alla proprietà privata, ed erano costretti a vivere condividendo beni e affetti nell'interesse generale. E poi l'educazione dei fanciulli era affidata allo stato, che li sottraeva alle famiglie in tenera età. Ignorando quale fosse la loro vera famiglia, essi imparavano a considerare l'intera città la loro famiglia. Ognuno di loro veniva poi indirizzato secondo la propria indole in una delle tre classi. Non vi erano distinzioni di sesso; l'educazione consisteva in studi di musica e ginnastica, mentre per i futuri governanti anche matematica, astronomia e filosofia. Poesia imitativa e tragedia erano bandite, in quanto diseducative. Anche le istituzioni familiari (matrimonio e procreazione) erano controllati dal