Nicola Cusano

Appunto inviato da arrotino1989
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Analisi del pensiero filosofico di Nicola Cusano (2 pagine formato doc)

Niccolò Cusano nacque a Kues, in Germania, attorno al 1400.
Studiò diritto e matematica a Padova e teologia a Colonia. A venticinque anni diventò prete, in seguito divenne vescovo di Bressanone e quindi cardinale. Il Concilio di Basilea lo incaricò di rappresentare la Chiesa Cattolica in una missione riconciliatrice in Grecia, allo scopo di sanare la spaccatura con la Chiesa Ortodossa. Pur fallendo, Cusano tornò in occidente con i testi originali dei classici greci e una folta rappresentanza di sapienti, i quali insegnarono il greco (lingua da secoli dimenticata) ai dotti italiani, contribuendo così allo sviluppo dell'umanesimo rinascimentale. Opere: La dotta ignoranza (1440), sua opera principale, Le congetture (1445), L'Idiota (1450), Il gioco della palla (1463). La dotta ignoranza: i limiti dell'intelletto umano Ne La dotta ignoranza Cusano afferma, rispolverando una massima socratica, che "quanto meglio uno saprà che non si può sapere, tanto più sarà dotto." Posto che Dio è la perfezione assoluta e infinita, niente di quello che l'uomo può sapere e imparare raggiungerà mai questa perfezione (la perfezione assoluta compete solo a Dio). L'intelletto umano è per natura finito e limitato in capacità conoscitive, ciò che conosce non potrà mai essere in realtà corrispondente ad una vera e profonda comprensione della totalità dell'esistente.
La conoscenza dell'uomo non sarà mai perfetta, potrà essere tutt'al più costantemente perfettibile. Se da un lato l'imperfetto intelletto umano arriverà a concepire Dio come assoluta perfezione, dall'altro, proprio a causa della sua imperfezione, non riuscirà mai a colmare il concetto di Dio con tutte le sue reali determinazioni. La conoscenza che l'uomo si propone attraverso la ragione è un tentativo reiterato di cercare di misurare l'incommensurabile, è un tentativo di instaurare una proporzione fra il noto e l'ignoto. Questo tentativo è sempre graduale, del resto non si può conoscere direttamente l'intero ignoto senza una serie di tentativi successivi di avvicinamento. La conoscenza si configura così come una caccia infinita alla verità, la "preda" che continuamente viene inseguita ma che resta sempre un passo avanti al cacciatore Cusano porta l'esempio della misurazione di una circonferenza: l'uomo semplifica il problema ipotizzando la circonferenza come un poligono che ha infiniti lati, ma l'infinito non è proprietà della geometria, scienza finita, e la circonferenza risulterà allora da una semplificazione fuorviante. Cusano usa intenzionalmente termini matematici e geometrici, i quali hanno la proprietà delle cose finite (e quindi umane), per mettere in luce l'impossibilità umana di conoscere e provare l'infinito attraverso la ragione, infinito che Cusano identifica in Dio. Centrale nella filosofia di Cusano è la convinzione che il sapere umano sia essenzialmente una rappresentazione limitata e "semplificata