Il tempo

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Ricerca sul tempo filosofico dalle origini della filosofia ad Aristotele. (1 pag., formato word) (0 pagine formato doc)

Untitled IL TEMPO Il tempo è l'intuizione e la rappresentazione della modalità secondo la quale i singoli eventi si susseguono e sono in rapporto l'uno con l'altro (scorrere del tempo) o come scansione ciclica e periodica dell'eternità.
Il vocabolario della lingua italiana riporta come definizione di tempo la seguente: “successione illimitata di istanti in cui si svolgono gli eventi e le variazioni delle cose; il succedersi dei diversi stati del nostro spirito”. Il concetto di tempo costituisce uno dei problemi costanti anche dal punto di vista della riflessione filosofica. Nella storia della filosofia ci sono state le due concezioni secondo le quali il tempo è o circolare ed ha come simbolo la ruota della vita (ad oriente) oppure lineare (occidente).
Ormai si tende però a considerare come troppo schematica questa contrapposizione ed a ritenere presenti nel pensiero antico greco sia una concezione ciclica sia una nozione del tempo storico. il concetto di tempo nella filosofia antica si riassume nella definizione di “un ordine oggettivo misurabile nel movimento” cioè come misura del perdurare delle cose o come ritmica successione delle fasi della natura. Il concetto di tempo si presenta influenzato dalla cosmogonia che riteneva Crono, il tempo appunto, padre di tutte le cose. Nella filosofia pitagorica il tempo è concepito come ordine e ritmo del movimento cosmico. Con Parmenide il tempo comincia ad assumere un senso problematico che lo caratterizzerà come questione filosofica poiché viene contrapposto all'immutabilità e all'eternità dell'essere. Egli infatti negando il movimento negava anche il tempo sostenendo che l'essere è “sempre, ora , tutto insieme” e “la dike non gli ha concesso né di nascere né di perire”. Il primo testo in cui compare il problema del tempo è il “Timeo” di Platone in cui quest'ultimo definisce il tempo come “immagine mobile dell'eternità” che “procede secondo il numero” ed è gerarchicamente inferiore proprio all'eternità. Nella dottrina platonica il tempo è infatti misura del movimento ma solo del mondo materiale sottoposto alla Doxa in cui hanno senso i concetti di passato, presente e futuro rispetto all'eternità e all'immutabilità dell'iperuranio: il mondo delle idee. Immagine del tempo per Platone è il cielo che con i suoi astri fornisce la misura dell'avvenire temporale che è composto dall' “era” il “sarà” e l' “è”. In seguito Aristotele definisce il tempo come “misura del movimento rispetto al prima e al dopo”. Egli da una parte attribuisce un movimento circolare e quindi perfetto ai cieli e accetta come punto di riferimento oggettivo per la misura del tempo il principio dell'ordine cosmico Pitagorico, dall'altra distinguendo il mondo, eterno poiché abbraccia l'intera misura del tempo, dal primo motore immobile che è fuori dal tempo, riproduce lo schema gerarchico di Platone. In Plotino