Apologia di Socrate

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Relazione sull'apologia di Socrate. (3 pagg. formato word) (0 pagine formato doc)

· RELAZIONE SULL'APOLOGIA DI SOCRATE CHI SONO I PERSONAGGI DELL'OPERA? I personaggi dell'opera sono Socrate, che è il protagonista nella veste di imputato, come si può dedurre dal titolo; Meleto, uno degli accusatori portavoce dell'ostilità dei poeti; Anito, rappresentante del malcontento degli artigiani e dei politici, ed infine Licone, che parla a nome dei retori.
Si possono anche individuare alcune figure secondarie, tra cui i giudici e gli stessi ateniesi. QUALI ACCUSE SONO STATE POSTE A SOCRATE? Le accuse più rilevanti che ho riscontrato dalla lettura sono state tre: perde tempo ad indagare sul cielo e sulla terra; corrompe i giovani; crede a divinità nuove introdotte da lui. Quelle che prenderò in considerazione sono la seconda e la terza, perché sono quelle formulate dagli accusatori più importanti.
COME SI DIFENDE SOCRATE E COME REAGISCE DI FRONTE ALLE ACCUSE? Socrate esordisce dichiarando che nonostante i suoi accusatori abbiano un linguaggio forbito e raffinato, non significa che dicano la verità. Al contrario lui, parlando semplicemente, dirà sicuramente cose vere, come si addice ad un buon oratore. Poi si rivolge ai giudici, esortandoli a non far caso a come si parla, ma a cosa si dice. Egli afferma che ha solamente cercato di verificare, attraverso molte indagini presso politici, poeti e artigiani, la tesi dell'oracolo di Delfi, secondo la quale lui era il più sapiente di tutti. Interrogando queste persone attraverso l'ironia e l'arte della maieutica, si è accorto che costoro non erano affatto saggi. Così egli scopre il significato dell'oracolo: lui era sapiente perché si era reso conto di non sapere. L'odio contro Socrate si accresce anche perché i suoi discepoli continuano questa ricerca tra coloro che si sentivano saggi, smascherandoli e sminuendoli. Contro l'accusa di plagio dei giovani mossagli da Mileto, Socrate si difende conducendo un contro-interrogatorio, volto a mettere a nudo le contraddizioni dell'assurdo ragionamento dell'accusatore. Infatti secondo Meleto tutti gli ateniesi sono buoni educatori, mentre Socrate è l'unico guastatore; a questo punto il filosofo metterà in difficoltà il proprio accusatore dato che non saprà rispondere, mettendo in evidenza un'analogia: così come sono pochi coloro che sanno allevare ed allenare cavalli da corsa, mentre la maggior parte delle persone li rovina, non è forse vero che tale regola vale per tutti gli animali, uomini compresi? Socrate, non ancora appagato, dice che se anche egli avesse corrotto i giovani, non lo avrebbe mai fatto volontariamente, poiché il vivere tra uomini malvagi procura sempre dei danni, e nessuno cerca mai consapevolmente la propria rovina (bisogna infatti precisare che la legge ateniese non considerava un reato corrompere i giovani involontariamente). Lo stesso procedimento viene intrapreso da Socrate per la difesa riguardante la terza accusa, ovvero il riferimento al daimon socratico, che alcuni ritengono un dio. Egli espliciterà chiaramente che il daimon è