Martin Lutero: vita e pensiero

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Martin Lutero: vita e pensiero dell'iniziatore della Riforma protestante (3 pagine formato docx)

MARTIN LUTERO: VITA E PENSIERO

Il pensiero di Martin Lutero. Nei secoli XV e XVI si avverte, sia nella gente comune sia fra molti dotti, una viva sensibilità religiosa.

Si trovano, accanto a credenze superstiziose, aspirazioni al rinnovamento della spiritualità e dell’istituzione ecclesiastica, per la quale gli spiriti più illuminati auspicano un rinnovamento “in capite et in membris”.
Quest’ansia di rigenerazione, molto intensa in Germania, unita a motivazioni sociali e nazionali, spiega il rapido diffondersi del moto iniziato da MARTIN LUTHER (1483-1546). Il frate agostiniano non è mosso principalmente dall’indignazione per gli abusi e i vizi degli ecclesiastici: “Altri hanno criticato la vita, – afferma – io attacco la dottrina”.

Martin Lutero e la Riforma protestante: riassunto

MARTIN LUTERO E LA RIFORMA PROTESTANTE

Esaminiamo quindi i caposaldi del pensiero dell’iniziatore della Riforma protestante:
1 – Lutero ha un senso altissimo della maestà di Dio e un altrettanto acuto senso della pochezza dell’uomo, mentre ritiene che i cattolici abbiano un concetto relativamente modesto della grandezza di Dio e uno troppo elevato del valore dell’uomo.

Ciò premesso, egli non dispera. L’espressione già presente nell’Antico Testamento, ripresa da san Paolo, “il giusto vivrà per la sua fede” è da lui interpretata come segue: l’uomo non si salva per i suoi meriti, ma è giustificato (ovvero considerato giusto) in virtù della sua fede nella divina misericordia: “pecca fortiter, sed crede fortius”.
Per quanto si sforzino , gli uomini sono sempre peccatori di fronte alla santità di Dio, il che non toglie che vi siano grandi differenze fra i buoni e i malvagi.
Le opere buone non sono da rifiutare; il fatto è che non le opere buone rendono giusto chi le compie, bensì l’uomo “giustificato” può compiere opere buone, come l’albero sano dà buoni frutti.

2 – Lutero afferma il primato assoluto della Sacra Scrittura, accolta come parola di Dio rivelata rispetto alla Tradizione. La stessa coscienza è vincolata alla Scrittura, riconosciuta dal singolo credente sotto l’influsso dello Spirito santo (”libero esame”) senza bisogno dell’interpretazione di qualche autorità. Siamo lontani dal culto medioevale per le “auctoritates”.
Tuttavia, almeno in Lutero, il libero esame non conduce al soggettivismo o all’anarchia.

Martin Lutero e le 95 tesi

MARTIN LUTERO 95 TESI

3 – Dai due punti precedenti discende che la vita del cristiano è una relazione immediata con Dio, senza bisogno d’intermediari, eccetto Gesù Cristo. Di qui alcune conseguenze:
a – Dall’intuizione che l’uomo è salvato in virtù della sola fede ovvero per la fiducia nell’iniziativa gratuita di Dio (“fides fiducialis”) deriva la disistima per la ragione e per ogni sforzo (filosofia, teologia) di chiarire e appoggiare le verità religiose. Come accade in Abramo, la fede vince e sacrifica la ragione, che è per Lutero la più accanita e pestifera nemica di Dio.
b – Se Cristo è l’unico salvatore (il che invero vale anche per i cattolici) il culto per Maria e per i santi, quali intercessori, è contraddittorio. Inoltre Lutero non accetta l’idea della sovrabbondanza dei loro meriti, che può compensare il difetto di meriti dei semplici cristiani.
c – Mentre ancora nelle 95 tesi del 1517 Lutero ammette il Purgatorio, in seguito “il terzo luogo” viene escluso, probabilmente perché esso non è esplicitamente riscontrabile nella Bibbia, ma è piuttosto un frutto della Tradizione e perché comporta l’idea dei meriti.