Eraclito: pensiero

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Il pensiero di Eraclito. Panta rei, teoria dei contrari, panteismo e l'eredità di Eraclito (2 pagine formato doc)

ERACLITO: PENSIERO

Eraclito.

Di Eraclito, vissuto ad Efeso tra il VI e il V secolo a. C., si hanno poche notizie certe, e qualcuna di carattere leggendario. Dei suoi scritti ci sono pervenuti solo dei Frammenti, indicati come appartenenti a uno scritto in prosa, intitolato col titolo convenzionale “Sulla Natura”. Pare fosse un aristocratico, di nascita e per atteggiamento; sicuramente non considerava gli uomini tutti uguali, ma alcuni “svegli” ed altri “dormienti”. Non risulta però che tale differenza fosse, secondo lui, decisa dalla nascita, come nell’aristocrazia tradizionale, quanto piuttosto dalla conoscenza della realtà.
Solo pochi, i filosofi, hanno un sapere adeguato e non illusorio. La mentalità dell’uomo comune è ingannevole e non comprende la logica delle cose che sono e che accadono. Il filosofo trova invece, innanzitutto in se stesso e su se stesso, la verità. Il filosofo ha, inoltre, una visione complessiva della realtà, al di là delle competenze particolari, possedute dai vari specialisti (artigiani, politici, mercanti, artisti, ecc.): il filosofo coglie l’ordine nascosto, la logica del tutto. Il filosofo ha uno stile di vita spiritualmente elevato, non materialistico, come invece quello degli uomini comuni, che si abbandonano ai piaceri del corpo, riducendosi simili alle bestie. I filosofi si preoccupano, egli dice, della >, non delle cose passeggere.

ERACLITO: PANTA REI

Panta rei (tutto scorre). Anche se tale espressione non si trova nei Frammenti (al che alcuni critici recenti hanno attribuito tale dottrina ai discepoli), la formula con cui viene tradizionalmente ricordata la teoria del divenire di Eraclito è panta rei, che significa “tutto scorre”, cioè tutto muta incessantemente, non c’è nulla di statico nella realtà. Tale tesi spiegherebbe, secondo una diffusa interpretazione, perché alcuni frammenti di Eraclito indichino nel fuoco il principio di tutte le cose. E’ coerente, è simile, il mutare incessante del fuoco, elemento estremamente mobile e distruttore al tempo stesso, con il mutare incessante di tutte le cose. Forse quella del fuoco, comunque, è solo un’immagine usata dal filosofo per indicare l’essenza dell’universo come energia che assume forme sempre diverse, in continua trasformazione. Ma tale immagine del fuoco come principio (arché) va verosimilmente congiunta, in sede d’interpretazione, alla dottrina dei contrari e a quella del logos.

Eraclito e Parmenide: le differenze

ERACLITO: TEORIA DEI CONTRARI

Teoria dei contrari. Secondo Eraclito la realtà è costituita da elementi contrari (caldo-freddo, bene-male, ecc.). Non esiste un elemento senza il suo contrario, l’uno determina l’esistenza dell’altro, cioè sono inscindibili e interdipendenti. Il tutto però s’inscrive in una logica superiore, cioè produce un’armonia complessiva che sfugge all’uomo comune. Egli vuol dire che una razionalità (logos) governa tutte le cose che si manifestano come contrari. Il caos, il disordine, l’assurdità, l’ingiustizia sono solo apparenti: la realtà è retta da un logos divino che governa il tutto determinandone l’armonia, l’equilibrio, la vita complessiva. Eraclito chiama tale principio divino, che è immanente a tutte le cose, indifferentemente come logos o come fuoco, intendendo forse, con il primo termine, la legge universale che regge la realtà e, con il secondo, il principio fisico di essa.

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