Bergson e la durata

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La durata del tempo secondo Bergson, filosofo del primo '900, responsabile insieme ad Einstein e Freud della nuova concezione del tempo.(Documento Word, 7 pag.) (0 pagine formato doc)

Bergson è il maggiore esponente dello spiritualismo francese e critica fortemente la cultura Positivista, che pretendeva di fare scienza di tutto, in quanto secondo lui esistono delle realtà - come per esempio la coscienza - che non ritiene possano esser Il tempo come durata Lo spiritualismo Tra fine Ottocento e primo Novecento i valori romantici e positivisti iniziarono a disgregarsi e si sviluppò una reazione al positivismo a causa della nascita di una nuova sensibilità rispetto all'esperienza interiore e alla vita.
Si sviluppò così lo spiritualismo, una corrente filosofica per alcuni aspetti vicina all'irrazionalismo, che va contro l'esaltazione della scienza, il mito del progresso, e contro ogni forma di riduzione della realtà umana al materialismo. Bergson è il maggiore esponente dello spiritualismo francese e critica fortemente la cultura Positivista, che pretendeva di fare scienza di tutto, in quanto secondo lui esistono delle realtà - come per esempio la coscienza - che non ritiene possano essere oggetto della scienza, essere misurate e studiate razionalmente.
Ritiene che è il soggetto a fare propria la realtà, ricreandola e considera perciò anche elementi come il tempo relativi al singolo individuo, come momenti di un'esperienza interiore. Il dato immediato della coscienza: la durata reale Il "Saggio sui dati immediati della coscienza"(1889), che parte dall'indagine sulla coscienza - l'unica realtà della quale non possiamo dubitare - ha come proposito quello di liberare la coscienza da ogni struttura che non appartiene alla sua natura, per coglierla nella sua purezza originaria. Lo stesso filosofo, in una lettera indirizzata ad un amico, spiega la genesi del Saggio: "....Mi ero proposto, per la mia tesi di dottorato, di studiare i concetti fondamentali della meccanica. E così fuiindotto ad occuparmi dell'idea del Tempo. Mi accorsi, non senza sorpresa, che in meccanica e infisica non si tratta della durata propriamente detta e che il tempo di cui si parla è tutt'altra cosa. Michiesi allora dove fosse la durata reale e dove potesse esistere e perché la nostra matematica nonavesse presa su di essa. E cosi fui gradualmente condotto dal punto di vista matematico emeccanicistico, in cui mi ero dapprima posto, al punto di vista psicologico. Da tale reazione è natoil Saggio sui dati immediati della coscienza, in cui ho cercato di praticare una introspezioneassolutamente diretta e di cogliere la pura durata". Per il Positivismo, la coscienza era ridotta ad un insieme di dati identici definibili quantitativamente, ma Bergson, in opposizione ad esso afferma invece che la coscienza non è mai statica e mai del tutto uguale a se stessa, ma si rivela come un continuo fluire, come puro divenire, come durata vissuta, irreversibile, non misurabile scientificamente e nuova ad ogni istante. Ogni stato di coscienza infatti presenta una compenetrazione dei suoi contenuti, e perciò non si ripete mai identico. È un sentirsi durare, un fluire che Bergson chiama