Bergson e il tempo

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La durata del tempo secondo Bergson, filosofo del primo '900 responsabile insieme ad Einstein e Freud della nuova concezione del tempo (4 pagine formato doc)

HENRI BERGSON: TEMPO

Henri Bergson e il tempo ccome durata.

Lo spiritualismo. Tra fine Ottocento e primo Novecento i valori romantici e positivisti iniziarono a disgregarsi e si sviluppò una reazione al positivismo a causa della nascita di una nuova sensibilità rispetto all'esperienza interiore e alla vita. Si sviluppò così lo spiritualismo, una corrente filosofica per alcuni aspetti vicina all'irrazionalismo, che va contro l'esaltazione della scienza, il mito del progresso, e contro ogni forma di riduzione della realtà umana al materialismo.

Bergson è il maggiore esponente dello spiritualismo francese e critica fortemente la cultura Positivista, che pretendeva di fare scienza di tutto, in quanto secondo lui esistono delle realtà - come per esempio la coscienza - che non ritiene possano essere oggetto della scienza, essere misurate e studiate razionalmente. Ritiene che è il soggetto a fare propria la realtà, ricreandola e considera perciò anche elementi come il tempo relativi al singolo individuo, come momenti di un'esperienza interiore.

Lo spiritualismo e Bergson: riassunto

BERGSON: TEMPO OGGETTIVO E SOGGETTIVO

Il dato immediato della coscienza: la durata reale.

Il "Saggio sui dati immediati della coscienza"(1889), che parte dall'indagine sulla coscienza - l'unica realtà della quale non possiamo dubitare - ha come proposito quello di liberare la coscienza da ogni struttura che non appartiene alla sua natura, per coglierla nella sua purezza originaria. Lo stesso filosofo, in una lettera indirizzata ad un amico, spiega la genesi del Saggio: "....Mi ero proposto, per la mia tesi di dottorato, di studiare i concetti fondamentali della meccanica. E così fui indotto ad occuparmi dell'idea del Tempo. Mi accorsi, non senza sorpresa, che in meccanica e in fisica non si tratta della durata propriamente detta e che il tempo di cui si parla è tutt'altra cosa. Mi chiesi allora dove fosse la durata reale e dove potesse esistere e perché la nostra matematica non avesse presa su di essa. E cosi fui gradualmente condotto dal punto di vista matematico e meccanicistico, in cui mi ero dapprima posto, al punto di vista psicologico. Da tale reazione è nato il Saggio sui dati immediati della coscienza, in cui ho cercato di praticare una introspezione assolutamente diretta e di cogliere la pura durata".