LE CATEGORIE DELLA LOGICA

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filosofia di Hegel. La Scienza della logica si divide in tre parti, che riguardano rispettivamente la "logica dell'essere", la "logica dell'essenza" e la "logica del concetto" (5 pagine formato doc)

LE CATEGORIE DELLA LOGICa LE CATEGORIE DELLA LOGICa La Scienza della logica si divide in tre parti, che riguardano rispettivamente la "logica dell'essere", la "logica dell'essenza" e la "logica del concetto".
L'opera principia infatti dal concetto di essere , il quale, essendo il concetto più indeterminato e non presupponendo quindi per la propria determinazione nessun altro concetto (ma, viceversa, entrando nella determinazione di tutti gli altri), può costituire il "cominciamento" della scienza della logica. L'essenza di cui parla Hegel, infatti, è l'essere di Parmenide, assolutamente privo di determinazioni: è l'essere di cui non si può dire altro se non che è. Ma un essere così indeterminato (ossia l'essere che non è "nulla" di determinato) si traduce o, come Hegel si esprime, "trapassa" nel suo opposto, nel concetto di nulla .
La separazione di essere e nulla è dunque soltanto apparente: in realtà (il che sfuggì a Parmenide, il quale irrigidì intellettualisticamente la loro opposizione) essi sono i due momenti, anche se opposti, di un' unica realtà. Questa loro sintesi, come ben aveva afferrato Eraclito, primo esponente del pensiero dialettico, è il divenire . Il divenire, superando l'indeterminatezza dell'essere e del nulla, conduce all'essere determinato , ovvero all'"alcunché", alla cosa che è questo e non è altro. La determinazione dell'alcunché deriva appunto dal fatto che esso si oppone all'"altro", a quel che è determinato diversamente da sé; esso è determinato in quanto viene "definito", limitato dall'altro, ossia in quanto è finito . L'insieme di tutti gli esseri determinati (ovvero degli aspetti finiti della realtà) è un infinito . Al concetto di infinito Hegel dà quindi un significato peculiare. L'infinito non è un processo senza termine e senza compimento, così come lo intendeva Fichte, per il quale l'Io ricomprende in sé all'infinito il Non-io. Questo per Hegel è il "cattivo infinito", che non è mai la totalità, perché lascia sempre risorgere qualcosa che è al di fuori di esso. Il vero infinito è una totalità conchiusa in se stessa : è la totalità infinita di tutti i finiti, la cui infinitezza deriva proprio dal fatto di non lasciare fuori di sé nulla, cioè di non essere più "de-finito" da nessun' altra cosa. La rappresentazione grafica del cattivo infinito è la retta, che in realtà non è mai data, in quanto prolungabile indefinitivamente; quella dell'infinito autentico è il cerchio, " la linea che ha raggiunto se stessa, che è conchiusa e tutta presente, senza inizio né fine " . Naturalmente questo vuol dire che il finito non ha un'esistenza propria, ma è soltanto un momento dell'infinito: in termini più hegeliani, la realtà del finito è soltanto ideale, mentre reale è solamente la totalità infinita. L'unica vera, infinita realtà è l'idea, la Ragione assoluta che ricomprende in sé ogni determinazione della realtà. La seconda parte della Scienza della logica , riguardante la "logica dell'essenza", si apre con l'espressione: " L