Critica della ragion pratica: spiegazione semplice

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La Critica della ragion pratica: spiegazione semplice, contenuti e significato dell'opera di Immanuel Kant (4 pagine formato doc)

CRITICA DELLA RAGION PRATICA

Critica della ragion pratica di Kant. Il concetto di ragion pratica di Immanuel Kant. La ragione umana è anche ragione pratica, cioè è capace di determinare la volontà e l’azione morale.
Lo scopo della nuova opera non è quello di criticare la “ragion pura pratica”, nello stesso modo in cui si era trattato precedentemente della ragion pura teoretica.

Infatti la ragion pratica non corre il rischio di andare oltre i suoi limiti: essa ha il compito di determinare la volontà e quindi ha sicuramente una realtà oggettiva.
Di conseguenza, basta provare che esiste una ragion pratica che da sola (cioè senza l’intervento della sensibilità) può determinare la volontà, per eliminare ogni problema riguardo alla sua legittimità.
E’ UNA CRITICA DELLA RAGION PRATICA CHE RESTA LEGATA ALL’ESPERIENZA.

Critica della ragion pratica: analisi

CRITICA DELLA RAGION PRATICA SCHEMA RIASSUNTIVO

LA LEGGE MORALE
I PRINCIPI PRATICI sono le determinazioni generali della volontà, sotto cui stanno molte regole pratiche particolari; essi sono:
MASSIME: sono i principi pratici che valgono solo per i singoli soggetti che se le propongono, e sono quindi soggettive
IMPERATIVI: sono principi pratici validi per tutti, e quindi oggettivi; possono essere di due tipi:
IPOTETICI: determinano la volontà solo a condizione che essa voglia raggiungere determinati scopi, e valgono per tutti quelli che si propongono quell’obiettivo
CATEGORICI: determinano la volontà non per ottenere un certo effetto, ma semplicemente come volontà.

La critica della ragion pratica cos'è 

RAGION PRATICA COS'E'

Le leggi morali sono imperativi categorici: esse però possono non attuarsi, poiché la volontà umana è soggetta anche alle inclinazioni sensibili e non solo alla ragione; la necessità della legge morale consiste nel valere per tutti gli esseri razionali senza eccezione.

L’ESSENZA DELL’IMPERATIVO CATEGORICO
L’imperativo categorico non può consistere nel comandare determinate cose, quindi la legge morale prescinde dal suo contenuto: infatti se si subordina la legge morale al suo contenuto si cade nell’empirismo e nell’utilitarismo.

Nella legge, prescindendo dal suo contenuto, non resta altro che la forma: quindi l’essenza dell’imperativo consiste nel suo valere in virtù della sua forma di legge.
La legge morale è tale perché mi consente di rispettarla in quanto legge (“devi perché devi”) ed è tale perché vale universalmente senza eccezioni.

Kant: critica della ragion pura, critica della ragion pratica e critica del giudizio

CRITICA DELLA RAGION PRATICA SPIEGAZIONE SEMPLICE

LE FORMULE DELL’IMPERATIVO CATEGORICO
Le espressioni dell’imperativo categorico sono tre:
 “Agisci in modo che la massima della tua volontà possa valere sempre, al tempo stesso, come principio di una legislazione universale”
 riguarda la LEGGE, che coincide con la volontà personale
 “Agisci in modo da considerare l’umanità, sia nella tua persona, sia nella persona di ogni altro, sempre anche come scopo, e mai come semplice mezzo”
 riguarda l’UOMO, che viene posto al di sopra di tutto
 “Agisci in modo che la volontà, con la sua massima, possa considerarsi come universalmente legislatrice rispetto a sé medesima”
 riguarda la VOLONTA’, che serva a dare la legge a noi stessi.

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