Le critiche mosse a Kant dai suoi seguaci

Appunto inviato da giuliettalivorno
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Il passaggio dal criticismo all'Idealismo avviene attraverso le critiche mosse a Kant riguardo alcuni punti della sua filosofia. Eccone la spiegazione (1 pagine formato docx)

CRITICHE MOSSE A KANT

La massima incarnazione del Romanticismo filosofico è l’Idealismo che, infrangendo i limiti conoscitivi posti da Kant, inaugura una nuova metafisica dell’infinito.
Sebbene nasca solo con Fichte, l’Idealismo risulta “avviato” dai cosiddetti seguaci immediati di Kant, ossia da quel gruppo di pensatori che criticano i dualismi lasciati dal Criticismo, cercando di trovare un principio unico sulla cui base fondare una nuova e salda filosofia.
In particolare tali studiosi appuntano le loro critiche su quel dualismo di tutti i dualismi, che è la distinzione tra fenomeno e noumeno.

Partendo dalla presunta contraddizione di Kant, che avrebbe dichiarato esistente ed al tempo stesso inconoscibile la cosa in sé (noumeno) essi prendono di mira soprattutto quest’ultimo concetto (ovvero il fatto che sia inconoscibile), giudicandolo filosoficamente inammissibile.

I principi dell'idealismo

CRITICA A KANT IDEALISTI

Il ragionamento generale cui i critici immediati di Kant pervengono è che ogni realtà di cui siamo consapevoli esiste come rappresentazione della coscienza (che funge, a sua volta, da condizione indispensabile del conoscere).

Ma se l’oggetto risulta concepibile solo in relazione ad un soggetto che lo rappresenta, come può venir ammessa l’esistenza di una cosa in sé, ossia di una realtà non pensabile né rappresentabile? È evidente, dunque, che si tratti di un concetto tanto impossibile quanto una grandezza matematica quale radice di meno a.
Un altro appunto mosso a Kant consiste nella tesi secondo cui il filosofo, asserendo che la cosa in sé è causa delle nostre sensazioni, si sarebbe contraddetto, applicando il concetto causa-effetto (valido soltanto per il fenomeno) al noumeno stesso.
Difatti il noumeno non costituisce una realtà cui applicare delle categorie, ma un semplice “ricordo critico”, un “promemoria trascendentale”, il quale ci ricorda costantemente che l’oggetto ci è dato (senza essere creato) attraverso una rete di forme a priori, quali: spazio, tempo e categorie.
In questo caso, dunque, la cosa in sé invece di essere una “corposa realtà”, si configura piuttosto come un “puro pensiero senza realtà”.

CRITICA A KANT FICHTE

Da questa critica ne scaturisce una terza relativa al soggettivismo di Kant, il quale da un lato afferma di poter conoscere la realtà attraverso le forme a priori, e dall’altro asserisce di voler ricondurre la realtà al soggetto (nonostante essa sia indipendente dal soggetto).
Pertanto i critici si domandano come sia possibile parlare di soggettivismo quando la realtà poi non dipende dal soggetto.
In conclusione secondo i critici è necessario superare i limiti imposti da Kant. Come? Attraverso un soggetto che al tempo stesso sia creatore (funzione metafisica) e conoscente (funzione gnoseologica)  in modo da stabilire un rapporto diretto con la realtà; e mediante l’eliminazione del noumeno, al fine di pervenire ad un’unica realtà infinita ed assoluta, riconducibile ovviamente al soggetto.