Filosofia dell'arte di Taine e l'estetica Positivista

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Alcuni passi del filosofo Taine e sull'estetica positivista (1 pagine formato doc)

In questo brano della Filosofia dell'arte di Taine si afferma che l'opera d'arte, pur essendo un'imitazione della realtà - ne costituisce non una 'copia', quanto un'imitazione intelligente, frutto cioè di una consapevole selezione di uno o più caratteri ritenuti dominanti, per fornire attraverso essi un'interpretazione della realtà.
Anche l'estetica, in tal modo, vuole assumere un carattere 'positivo', descrittivo, in quanto l'intenzione di Taine era di depurarla dalla presenza di ogni implicazione di ordine metafisico, di renderla una conoscenza fattuale di quei particolari processi che determinano il fatto artistico.
Contro l'estetica romantica, quella del Positivismo si rifà al realismo: l'arte è registrazione dell'esperienza e, più precisamente, è una forma di imitazione della realtà.
Una forma di conoscenza, quindi, i cui tratti specifici sono costituiti da particolari modalità, basate sulla selezione di alcuni aspetti della realtà a discapito di altri.  In altri termini, per Taine quella dell'arte è un'imitazione 'intelligente', razionalmente controllata, dei materiali dell'esperienza. Il fare artistico non ha nulla di misterioso, è una modalità del vivere e del conoscere, che è compito della teoria estetica determinare. Anche l'opera d'arte è un fatto, da osservare e spiegare. Nessuna essenza metafisica, nessuna concessione all'aura, a quel non so che di misterioso e 'miracoloso' che aveva portato il Romanticismo a celebrare la funzione profetica del genio creatore.
Taine concepisce l'opera d'arte come «fatto scientifico» costituito attraverso i tre fattori interagenti del momento storico (moment), dell'ambiente (milieu) e della razza (race).