Filosofia del dopoguerra: l'esistenzialismo e la Scuola di Francoforte

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Filosofia del dopoguerra: lo sviluppo del pensiero esistenzialista, i filosofi Sartre, Camus e altri, e la scuola di Francoforte (0 pagine formato txt)

FILOSOFIA DEL DOPOGUERRA

Filosofia del dopoguerra.

La filosofia del secondo Novecento è stata caratterizzata dall'approfondirsi degli interrogativi sulla possibilità di elaborare interpretazioni dell'esistente, sulla base di una ragione critica, che dubita della sua stessa capacità di spiegare gli eventi della storia, e la natura dell'esperienza umana.

I grandi sistemi sviluppati lungo l'asse della dialettica idealista e marxista, le riflessioni sull'esperienza soggettiva dell'uomo e sul divino, e il pensiero sulla natura del sapere scientifico si sono frammentati in più direzioni.

Essi si sono intrecciati con le scienze umane, con la moltiplicazione delle conoscenze tecniche e fisiche, e con la pretesa, da queste avanzata, di costituire l'unica base plausibile per edificare una moderna sintesi del sapere umano, fondata su un nuovo materialismo biologico.

FILOSOFIA NELLA SECONDA GUERRA MONDIALE

La tragedia della seconda guerra mondiale si rifletté in una ripresa del pensiero esistenzialista, tanto sotto il profilo strettamente filosofico quanto in ambito letterario e sociologico. Come i massacri della Grande Guerra avevano ispirato le opere di teologi e filosofi come Karl Barth e Martin Heidegger, il nuovo conflitto portò a una ripresa dei temi esistenzialisti della relatività dell'esperienza umana e della tragedia del vivere, sviluppati da pensatori quali Hans-Georg Gadamer e Jean-Paul Sartre o scrittori come Albert Camus.

Ma il nazismo, questa volta, dava alla tragedia del male un nome e un colore politico, e lo sterminio sistematico sottolineava l'inadeguatezza di una fuga nell'impossibilità della ragione e dell'etica. Allontanandosi dalle conclusioni più estreme di Heidegger, sia Gadamer sia Sartre elaborarono, quindi, un esistenzialismo meno tragicamente assoluto. L'insanabile contrapposizione heideggeriana tra essere e storia, e quindi, in qualche modo, l'impossibilità del rapporto tra uomo e mondo circostante, si stemperò, nell'ermeneutica di Gadamer, in un teso rapporto tra poli distinti, ma non irriducibili, che lascia spazio alla possibilità di formulare un discorso sul mondo.

Albert Camus: biogragfia e opere

FILOSOFI DEL 900

Quanto a Sartre, senza rinnegare il senso del tragico e dell'angoscia centrali alle sue elaborazioni precedenti, nelle opere del dopoguerra, egli raggiunse una visione etica dell'agire umano, riflessa nella sua militanza politica nella sinistra comunista. Negli anni Cinquanta, Sartre propose una sintesi tra esistenzialismo e marxismo, in cui la dialettica e la nozione di classe del materialismo storico si coloravano di un forte soggettivismo. Anche le nuove opere di Camus, come il romanzo La peste del 1947, segnarono un allontanamento dal senso dell'assurdità del vivere, insito negli scritti precedenti, lanciando un imperativo all'azione e alla solidarietà tra esseri umani contro l'ingiustizia.

ESISTENZIALISMO FILOSOFIA

Il pensiero strutturalista, sviluppato in Francia nell'ambito delle scienze umane, della linguistica e dell'etno-antropologia, divenne il fondamento di un movimento intellettuale più vasto che, negli anni Sessanta, costituì la reazione più significativa alle elaborazioni della filosofia esistenzialista. In realtà, nella sua dimensione più vasta di corrente filosofica, lo strutturalismo non presentò uno sviluppo lineare. Pur mutuando, inizialmente, dallo strutturalismo in senso proprio, la dimensione "scientifica" anti umanistica e anti storicistica, i principali esponenti del movimento filosofico, Louis Althusser, Michel Foucault, Jacques Lacan e (in misura più limitata) Claude Lévi-Strauss abbracciarono nel tempo posizioni più sfumate e, talvolta, contraddittorie.

Dell'esistenzialismo, la prospettiva strutturalista rigettava tanto l'antitesi tra uomo e realtà circostante, quanto la sua sintesi postbellica centrata sull'azione. Per gli strutturalisti, con accenti diversi, l'uomo possedeva solo un'oggettività storicizzata, che ne impediva una postulazione come soggetto a sé.

Nel dopoguerra, ll nucleo di intellettuali riuniti nella cosiddetta "scuola di Francoforte" fornì l'interpretazione più articolata del pensiero dialettico di derivazione marxiana. Costituitosi in Germania negli anni Venti, per sottrarsi alla dittatura nazista il gruppo si era trasferito negli Stati Uniti: molti dei suoi esponenti di maggiore spicco, tra l'altro, erano ebrei. Alcuni tra questi sarebbero rientrati in Europa nel 1950, formando una nuova generazione di studiosi della società e della politica, che ha prodotto alcune delle analisi più significative sulla società contemporanea.