La filosofia della prima metà del Novecento: l'esistenzialismo

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Appunti riguardanti l'esistenzialismo. Analisi approfondita del pensiero filosofico di Sartre e Simone de Beauvoir (13 pagine formato doc)

Il polo della cultura in questo periodo è Parigi dove vi sono gli esuli russi, gli americani attratti dall’anticonvenzionalismo e dall’atmosfera bohemienne e gli esuli tedeschi, italiani, spagnoli e ebrei.
Anche Vienna è un centro molto importante in cui si afferma un nuovo rigore etico nell’esercizio dello stile e un nuovo orientamento razionalistico nella scienza e nella filosofia. Non mancano le polemiche all’industrializzazione e all’alienazione della metropoli capitalistica con l’ipocrisia del dominio di classe mascherato da liberalismo. La repubblica di Weimar è un laboratorio culturale dove avviene una revisione globale del valore della tradizione culturale tedesca. I paesi di lingua anglosassone appaiono abbastanza isolati e nei suoi istituti culturali di massa prevale un certo conformismo ideologico e la cultura si ritrova schiacciata fra l’esaltazione idealistica dei valori socio - politici e religiosi e le esigenze di una riflessione immediatamente spendibile e operativa nel contesto sociale. Ci sono alcune tendenze innovatrici di conio novecentesco come il neopositivismo, il marxismo, l’esistenzialismo, la fenomenologia.
C’è, nel neopositivismo, una più accentuata attenzione ai problemi della legittimità e coerenza del linguaggio scientifico. L’esistenzialismo non rappresenta una vera e propria corrente, né una scuola ma è un clima che permea l’ambiente culturale tedesco ed europeo tra il 1910 e la seconda guerra mondiale. Le sue origini si hanno in Kierkegaard, Dostoevskij, Kafka, Ibsen, Strindberg e nell’espressionismo. La visione del mondo esistenzialistica consiste nella comune accentuazione di alcuni temi tipici: la responsabilità individuale, l’angoscia della morte, la colpa, il fallimento, la solitudine, la critica della massificazione, irripetibilità dell’individuo, la contrapposizione tra l’autenticità dell’esistenza che si comprende in base a ciò che le è più proprio e l’inautenticità dell’esistenza dispersa nella quotidianità e nell’abitudinarietà.