I fisici pluralisti

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Empedocle, la teoria conoscitoria e le fasi dei cicli cosmici. (2 pag - formato word) (0 pagine formato doc)

I fisici pluralisti I fisici pluralisti Dopo la scuola eleatica, in Grecia, ci sono una serie di filosofi classificati come fisici pluralisti che tornano ad interessarsi del problema della natura.
La loro filosofia rappresenta un primo tentativo di sintesi tra la scuola eraclidea e quella parmenidea. Da Eraclito accettano l'idea del divenire incessante delle cose, mentre da Parmenide il concetto dell'eternità e dell'immutabilità dell'essere, anche se possono sembrare una contraddizione. Distinguono tra composti mutevoli ed elementi immutabili. Ritengono, infatti, che le cose del mondo siano costituite da elementi eterni (gli atomi Democrito), che unendosi tra loro danno origine a ciò che noi chiamiamo nascita e disunendosi provocano la morte. Riescono a tenere insieme l'uno e il molteplice.
Finiscono per giungere al principio per cui in natura “nulla si crea, nulla si distrugge, ma tutto si trasforma” soltanto. I fisici pluralisti si chiamano fisici perché si occupano della natura, ma pluralisti perché ritengono che i principi naturali siano molteplici. Empedocle li chiama radici, Anassagora semi, mentre Democrito atomi. Empedocle (Agrigento, colonia greca del sud d'Italia, V sec. a.C.) la sua è una figura molto particolare, perché unisce alla sua attività di filosofo quella di medico, taumaturgo e mago (alchimista). Dopo Parmenide, è un filosofo che esprime in suoi pensieri in versi. Di lui ci restano due opere: “Sulle purificazioni”, che risente degli influssi dell'orfismo (o dottrina orfica). Deriva dal nome del mitico Orfeo, gli orfici concepiscono il corpo come una prigione in cui è caduta l'anima (o demone) che è invece un principio divino. È intrappolata nel corpo e nel ciclo delle reincarnazioni (o metempsicosi). L'anima rientra continuamente nei corpi fino a quando non riesce a liberarsi (solo se durante la vita ha condotto una vita retta), liberandosi dalle passioni del corpo. “Sulla natura”, dove viene esposta la dottrina di aggregazione e disaggregazione degli elementi. Come Parmenide sostiene che nulla si crea, nulla si distrugge, che l'essere è ingenerato e imperituro, ma, a differenza degli eleati vuole spiegare ciò che gli uomini chiamano morte e vita. Lo spiega ricorrendo al combinarsi e al dividersi degli elementi che compongono le cose: la loro unione è la nascita, la disunione è la morte. Empedocle parla delle “quattro radici di tutte le cose”: acqua, fuoco, aria e terra. “ma un'altra cosa ti dirò: non vi è nascita di nessuna delle cose mortali, né fine alcuna di morte funesta ma solo c'è mescolanza e separazione di cose mescolate, ma il nome di nascita per queste cose è usato dagli uomini” A questi enti, egli attribuisce alcune caratteristiche dell'Essere parmenideo; essi, infatti, sono immutabili, incorruttibili, eterni e, inoltre, disposti in proporzioni diverse, compongono tutte le cose (il sangue, per esempio, è formato da una parte d'ogni elemento); sono omogen