Gottlob Frege: senso e significato e filosofia del linguaggio

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Dispense sul filosofo Gottlob Frege: senso e significato, filosofia del linguaggio, vita e opere, critica delle altre teorie dei fondamenti della matematica, il "logicismo" e l'antinomia di Russell (8 pagine formato doc)

GOTTLOB FREGE

Intrdouzione: mutamenti e crisi dei fondamenti. Sul finire del XIX secolo, le ricerche e i risultati di alcune scienze sperimentali iniziano ad incrinare il paradigma dominante in ambito scientifico, che era ancora quello positivista, legato a una concezione meccanicistica della natura e all'individuazione di leggi oggettive e deterministiche che regolano i fenomeni.

Gli sviluppi della chimica, dell'elettromagnetismo e soprattutto della termodinamica confutano alcuni principi fondamentali della fisica classica, mostrando come il modello meccanicistico non sia applicabile allo studio di ogni possibile fenomeno. Con lo sviluppo della fisica atomica e subatomica degli inizi del Novecento, con la teoria della relatività di Einstein (che utilizza le geometrie non euclidee) e con il principio di indeterminazione di Heisenberg, si apre una fase di generale ripensamento dei criteri di scientificità e delle basi stesse della scienza.
È soprattutto in campo logico e matematico che tale ripensamento assume una portata radicale.

Karl Heisenberg: biografia, scoperte e principio di indeterminazione

FREGE FILOSOFIA DEL LINGUAGGIO RIASSUNTO

Pensatori quali Frege e Russell rimettono in discussione la concezione intuitiva e psicologistica della matematica, ritenuta fino a quel momento la scienza oggettiva per eccellenza, e tentano di compiere una rifondazione su basi puramente logiche di tutti i principall concetti di questa disciplina. Sebbene i paradossi scoperti da Russell dimostrino quanto un compito del genere sia irto di difficoltà, le analisi di questi epistemologi aprono la strada alle analisi di Wittgenstein, della corrente neopositivista e della filosofia analitica anglosassone. Le riflessioni di Wittgenstein, uno dei più importanti filosofi del Novecento, prendono infatti l'avvio dal programma logicista di Frege prima e di Russell poi, e si indirizzano all'analisi del linguaggio scientifico e filosofico. Nella sua prima celebre opera, il Tractatus logico-philosophicus (1922), Wittgenstein elabora una teoria del linguaggio come raffigurazione dei fatti che verrà ripresa e riformulata dai neopositivisti.

La filosofia del linguaggio di Wittgenstein

GOTTLOB FREGE SENSO E SIGNIFICATO

In questa prima fase del suo pensiero riconosce al linguaggio la sola funzione denotativa, ovvero la capacità di raffigurare stati di cose; con ciò egli stabilisce un limite preciso tra ciò che si può dire e ciò che invece risulta privo di senso ("Su ciò, di cui non si può parlare, si deve tacere", recita l'ultima proposizione Tractatus). Scopo della sua ricerca è quello di analizzare i concetti della metafisica per smascherarne l'infondatezza, riconoscendo quindi alla filosofia lo statuto non di scienza, ma di metodo terapeutico volto alla chiarificazione del linguaggio. È a questa parte della sua filosofia che si rifanno, in quegli stessi anni, i pensatori neopositivisti appartenenti al Circolo di Vienna, che si propongono una rifondazione rigorosa della scienza su basi logiche ed empiriche e un'unificazione del sapere scientifico. Carnap, uno dei principali esponenti di questo movimento, elabora il "principio di verificazione" - in base al quale un enunciato è sensato solo ed esclusivamente può essere verificato empiricamente - dando il via a un intenso e duraturo dibattito tra filosofi, scienziati e che origina il programma, incompiuto, di una Enciclopedia internazionale della scienza unificata. A partire dagli anni '30, però, Wittgenstein rivede le sue posizioni sul linguaggio, elaborando una teoria dei "giochi linguistici" che si rivelerà assai gravida di consceguenze per il successivo dibattito filosofico. Accanto all'azione denotativa, il filosofo viennese riconosce la presenza di altre modalità di impiego sensato del linguaggio e, soprattutto, afferma che ogni parola può avere significati diversi a seconda del contesto linguistico in cui viene utilizzata: non esistono dunque solo le regole del linguaggio scientifico, ma tante regole quanti sono gli ambiti di impiego del linguaggio. A questi ambiti corrisponde una molteplicità irriducibile di giochi linguistici. Vengono così a cadere la ricerca di un fondamento unico di validità e la pretesa di una gerarchizzazione assoluta dei linguaggi.