L'idea di nazione nella filosofia

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Analisi del concetto di nazione in Herder, Rousseau e Kant. (5 pagine formato docx)

Nel secolo XIX, il secolo romantico, uno dei sentimenti più vivi e diffusi è l’amor di patria, tanto che si può parlare di una religione della patria così come di una religione della libertà.

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Quel che differenzia il patriottismo dell’800 o romantico è l’emergere e il consolidarsi, nel pensiero e nell’azione, del senso della nazionalità.

Non a caso tra ‘800 e ‘900 sorgono in Europa numerosi stati nazionali, che vanno ad aggiungersi a quelli di più antica data.

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Ma che cos’è la nazionalità? Questo termine (al quale in Inglese corrisponde “nationalism”, che non ha il significato peggiorativo dell’Italiano “nazionalismo”) rimanda al vocabolo latino “natio”, che ha la medesima radice etimologica di “natura” e di “nascor”.
Il latino “natio” indica un popolo con un’accezione etnica (come nel Tedesco “Volk”). Fino al ‘700 nazione indica gli abitanti di un dato paese grande o piccolo che sia: es. nazione francese, nazione fiorentina.

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Senonchè verso la fine del secolo viene a indicare, a cominciare dalla Francia, un’entità politica. Emmanuel Siéyés, nell’opuscolo “Che cos’è il terzo stato?”, la definisce in questi termini: nazione è l’insieme dei cittadini che hanno una stessa legge”. Questo significato, invero già presente nelle lotte dei coloni d’America contro la Gran Bretagna, è codificato nell’articolo 3 della Dichiarazione dei diritti dell’uomo e del cittadino (agosto 1789): “Il principio di ogni sovranità risiede essenzialmente nella nazione”.