La concezione dell'uomo nel Rinascimento

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L'uomo nel Rinascimento: le diverse concezioni dell'uomo rinascimentale, i filosofi e la dignità dell'uomo, la Riforma e l'idea di uomo secondo Michel de Montaigne (12 pagine formato docx)

UOMO NEL RINASCIMENTO

L’idea dell’uomo nel Rinascimento. Il Rinascimento è quel vasto moto di rinnovamento della società e della cultura, che si sviluppa dapprima in Italia, poi anche in buona parte d’Europa.

Esso va all’incirca dalla metà del Trecento alla metà del Cinquecento. Si potrebbero scegliere come figure rappresentative dell’inizio e della fine di quest’età Francesco Petrarca (1304-1374) ed Erasmo da Rotterdam (1466-1536) in campo letterario, Nicolò Cusano (1401-1464) e Giordano Bruno (1548-1600) in quello filosofico.
Tuttavia Bruno è per così dire un sopravvissuto del Rinascimento e alla sua morte il clima culturale è ormai un altro.
Come si vede dalle date, i caratteri tipici di quest’età appaiono in letteratura prima che in filosofia. Quali sono questi caratteri?

L'uomo al centro dell'universo nel Rinascimento: riassunto

UOMO AL CENTRO DELL'UNIVERSO RINASCIMENTO

Interpretazioni – Senza dubbio il Rinascimento si pone come epoca a sé, perché si distacca da quella che la precede, quella che proprio gli umanisti chiamarono Medioevo, ovvero età di mezzo fra l’evo antico e il risveglio della classicità e la denominarono così non senza disprezzo.
Uno storico dell’800, lo svizzero Jacob Burchkardt vede nell’opposizione al Medioevo la specificità del Rinascimento.

La grande conquista del Rinascimento italiano – questa è la tesi di Burchkardt – risiede nella scoperta che esso fa dell’uomo e della sua individualità; nel Medioevo l’individualità non era conosciuta e soprattutto non era valorizzata come tale; l’uomo non aveva valore se non come membro di un popolo, di un partito, di una corporazione, di un ordine (p. es. la cavalleria), della Chiesa.
Manca inoltre alla mentalità medioevale il concetto della gloria e della fama individuale, il cui posto era preso da un concetto di onore, come riconoscimento di un comportamento conforme alle regole impersonali di un gruppo od ordine al quale si appartiene.

La concezione dell'uomo nell'Umanesimo

CONCEZIONE DELL'UOMO NELL'UMANESIMO

Secondo lo storico citato il Rinascimento emancipa l’uomo dall’appartenenza e sottomissione all’ordine in cui è inserito e lo trascende. Rivalutare l’individuo e la libertà che gli è connaturata significa rivalutare questa vita terrena e quindi il mondo. Così la scoperta o riscoperta dell’uomo si accompagna a una diversa valutazione del mondo.
L’individualismo nella vita e nella cultura è quindi un tratto peculiare di questa età.
Non meno lo è la tendenza, se non proprio la rivendicazione esplicita, alla laicità (per usare un vocabolo moderno) in ogni dominio. Laicità significa esigenza di autonomia, rifiuto di quelle commistioni fra Stato e Chiesa, filosofia e teologia, che rendono tutto meno chiaro e schietto. Questa esigenza di autonomia si farà valere anche nei confronti dei tanto decantati antichi e favorirà il sorgere del pensiero e della scienza moderni, anche se in una fase avanzata del Rinascimento. Tuttavia sin dall’inizio questa esigenza vuol dire fervore di ricerca, vuol dire mettere in discussione il principio di autorità.

Umanesimo e Rinascimento: riassunto breve

CONCEZIONE UMANISTICO RINASCIMENTALE DELL'UOMO

Errano invece Burckhardt e con lui quegli studiosi che ne hanno ripreso l’interpretazione a contrapporre Medioevo e Rinascimento nel senso della religione. Di contro alla trascendenza, al dogmatismo e alla pietà medioevale starebbero l’immanenza, lo scetticismo e l’irreligiosità rinascimentale. Questa interpretazione prende le mosse dal confronto fra il costume, cioè la vita nei suoi aspetti quotidiani ed esteriori, del Medioevo e del Rinascimento. Anche su questo terreno ci sarebbe da discutere.
Tuttavia è sul terreno culturale e filosofico che questa tesi è manifestamente sbagliata.