Idealismo romantico: significato

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Il significato e lo sviluppo dell'idealismo romantico tedesco, Fichte e Kant (1 pagine formato pdf)

IDEALISMO ROMANTICO

L'idealismo romantico.

L’idealismo tedesco si sviluppa in un certo senso anche dalla concezione dell’amore del Romanticismo. Il poeta e filosofo romantico Novalis, nell’opera I discepoli di Sais, racconta la storia di un giovane che vuole afferrare il segreto dell’universo e per questo si dirige verso il tempio sacro di Sais, dedicato a Iside, perché chi fosse riuscito a sollevare il velo dalla statua della dea avrebbe potuto accedere al grande mistero.
L’opera contiene anche una favola: Giacinto è innamorato di Fiorellin di Rosa, ma la loro storia d’amore si interrompe quando Giacinto riceve la visita di uno straniero (Fichte), che gli dà un libro che gli spiega cosa fare della propria vita, ma intanto convince Fiorellin di Rosa ad andarsene. Giacinto parte alla
ricerca della sua amata, fino a che giunge al cospetto della dea Iside, solleva il velo e lì trova Fiorellin di Rosa.

Idealismo: spiegazione

IDEALISMO SIGNIFICATO

Il suo congiungimento con l’amata è espressione dell’assoluto.

Nell’appendice de I discepoli di Sais c’è un’altra versione della storia, secondo cui Giacinto, terminato il viaggio, scopre la dea e sotto il velo ritrova se stesso. Il significato di questo finale è che l’assoluto non è fuori di noi, non è qualcosa di trascendente, di altro, ma è l’io stesso, lo spirito. L’idealismo romantico è anche chiamato idealismo assoluto: fuori dell’assoluto non c’è nulla, e l’assoluto
coincide con l’io. Si ha un totale superamento del criticismo kantiano. La dimensione noumenica, che Kant non aveva mai negato, ora non esiste più: non c’è più alcun residuo di ignoto, non c’è una dimensione altra, nulla preesiste all’io, che è l’origine di tutto. Tutto è spirito (panteismo spiritualistico).
Un’altra differenza rispetto al pensiero di Kant è che l’io non è più un io ordinatore (l’io penso), ma creatore.

IDEALISMO FICHTE

Questo concetto riguarda anche l’immagine dell’artista, che ora è il genio, colui che crea: non deve imitare, ma esprimere e mostrare la propria capacità di creazione. Al panteismo spiritualistico corrisponde un monismo dialettico. Non c’è contrapposizione (come tra anima e corpo, fenomeno e noumeno, ...), uno solo è il principio (l’io, lo spirito), ma quell’unico principio è produttore di ciò che altro da sé, dell’oggetto di cui è soggetto: esso stesso produce il suo opposto, con cui ha una relazione dialettica, necessaria per realizzare l’identificazione di sé.