Kant e il criticismo

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Kant: la vita, il pensiero, le opere: la critica della ragion pura, i “giudizi sintetici a priori”, la “rivoluzione copernicana”, la facoltà della conoscenza, l’estetica trascendentale, l’analitica trascendentale (15 pagine formato doc)

Il pensiero di Kant è detto “criticismo” perché, contrapponendosi allÂ’atteggiamento mentale del “dogmatismo” – che consiste nellÂ’accettare opinioni o dottrine senza interrogarsi preliminarmente sulla loro effettiva consistenza – fa della “critica” lo strumento per eccellenza della filosofia.

“Criticare” per Kant significa infatti “giudicare”, “distinguere”, “valutare”, soppesare”, ecc., cioè interrogarsi circa il fondamento di determinate esperienze umane, chiarendone le possibilità (= le condizioni che ne permettono lÂ’esistenza), la validità (= i titoli di legittimità o non-legittimità che le caratterizzano) e i limiti (= i confini di validità). NellÂ’istanza critica di Kant risulta dunque centrale lÂ’aspetto del “limite”.
La “critica”, in senso kantiano, non nascerebbe affatto se non ci fossero, in ogni campo, dei limiti di validità da fissare. Pertanto, il criticismo si configura come una filosofia del limite, unÂ’interpretazione dellÂ’esistenza volta a stabilire, nei vari settori esperienziali, le “colonne dÂ’Ercole dellÂ’umano”, e quindi il carattere finito delle possibilità esistenziali, che non sono mai tali da garantire lÂ’onniscienza e lÂ’onnipotenza dellÂ’individuo. Il kantismo si inserisce nello specifico orizzonte storico del pensiero moderno e risulta definito da quelle due coordinate di base che sono la Rivoluzione scientifica da un lato e la crisi delle metafisiche tradizionali dallÂ’altro.