Scolastica: San Tommaso d'Aquino e Anselmo d'Aosta

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Scolastica di San Tommaso e Anselmo d'Aosta: riassunto breve di filosofia medievale (4 pagine formato doc)

COS'E' LA SCOLASTICA

Scolastica: Anselmo d'Aosta e San Tommaso d'Aquino - La scolastica.

La scolastica è la filosofia e la cultura delle scuole, quindi bisogna tornare alla rinascita e alla ripresa degli studi in età carolingia nel IX secolo. Carlo Magno è il primo che crea delle scuole.
La scolastica si divide in 4 fasi:
1.    VI-X secolo: prescolastica in cui si ha un’impronta platonica.
2.    XI-XII secolo: Anselmo d’Aosta.
È il periodo in cui si inizia ad avere un’impronta aristotelica.
3.    XIII secolo: San Tommaso d’Aquino
4.    XVI secolo: c’è la crisi della scolastica il cui maggior esponente è Guglielmo di Ockham.

San Tommaso d'Aquino e Anselmo d'Aosta: riassunto

SCOLASTICA SAN TOMMASO

Il problema centrale della scolastica è il rapporto tra fede e ragione: condurre l’uomo attraverso la ragione filosofica alle verità date da Dio. Quindi la scolastica è una ricerca in cui la ragione è lo strumento per comprendere le verità date dalle sacre scritture. Durante questo periodo nasce l’elaborazione delle prove dell’esistenza di Dio e del male. Le scuole inizialmente erano laiche o episcopali, poi nascono le università.
Metodo: non  è una ricerca autonoma. Si parte da un testo sacro che viene letto e studiato.
Lettura=lectio-lezione: era lettura e commento di un testo.
Dopo la lettura c’era il Disputatio (discussione) tra studenti che si dividono in due parti: pro e contro. La disputatio creava le questiones (quod libeta) che potevano vertere su qualsiasi argomento. Queste discussioni si facevano prima delle feste cristiane. Al termine il maestro ricapitolava il tutto e creava le Summae.
Questo veniva fatto per far comprendere all’uomo la fede.
Con il ‘300 c’è il declino perché si capisce che fede e ragione sono incompatibili, come pensa anche Guglielmo (francescano).

San Tommaso d'Aquino: pensiero filosofico

SCOLASTICA FILOSOFIA DI ANSELMO D'AOSTA

ANSELMO D’AOSTA - Scrive il “Monologiom” (dialogo con se stessi) in cui fornisce una serie di prove dell’esistenza di Dio che però sono da lui stesse considerate insoddisfacenti, quindi nel “Proslogiom” (verso) sviluppa una tesi convincente sull’esistenza di Dio che è nota come prova ontologica (a priori) in cui si parte da un semplice concetto che definisce l’essere di Dio. È un dialogo con l’insipiens (lo stolto) che dice che Dio non esiste, quindi gli chiede cosa è per lui Dio e lo stolto risponde: “esse quo maius cogitari non posset” (essere di cui non si può pensare niente di più grande). Anselmo dunque risponde che Dio esiste poiché se non esistesse, esisterebbe qualcosa di più grande.
L’insipiens quindi si autocontraddice perché afferma che è un essere perfettissimo e con ciò include la sua esistenza: dal pensiero passa alla sua esistenza reale. Se esiste nell’intelletto, esiste anche nella realtà.