L'alienazione religiosa in Hegel, Feuerbach e Marx

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Approfondimento sul tema dell'alienazione religiosa nei tre filosofi, con analogie e differenze: Hegel, Feuerbach e Marx (2 pagine formato doc)

ALIENAZIONE RELIGIOSA IN HEGEL, FEUERBACH E MARX

L’alienazione religiosa.

Hegel. Per Hegel l’alienazione è un estraniarsi, un uscire da sé. Non è una perdita ma anzi porta ad un arricchimento finale.
Hegel interpreta la religione cristiana come una forma di alienazione. Il termine alienazione assume qui 2 significati a seconda che venga riferito alla coscienza umana o a Dio.
Nel corso della storia si sono verificati diversi livelli di alienazione religiosa da parte della coscienza:
•    Il medioevo è il periodo caratterizzato da un maggior livello di estraniazione. Dio è visto come completamente trascendente all’uomo, e come essere sensibile ed esteriore.
La coscienza non riesce così a ricongiungersi con l’assoluto perché muove dal presupposto che finito ed infinito siano separati, e risulta infelice.
•    Con il Rinascimento e la Riforma protestante vi è un superamento dell’estraneazione. Si afferma infatti l’interiorità e la spiritualità che portano ad una riconciliazione tra umano e divino. Secondo Hegel il protestantesimo è l’autentica realizzazione della verità cristiana.
Il secondo significato va riferito alla venuta di Cristo:
•    Dio si aliena da sé abbandonando la propria infinitezza, facendosi finito, e immergendosi nel travaglio del negativo. Qui sta la concezione della riconciliazione di finito e infinito.

Ludwig Feuerbach: pensiero

FEUERBACH ALIENAZIONE

FEUERBACH (discepolo di Hegel, ma in contrapposizione rispetto a lui):
Per Feuerbach la teologia (studio di Dio) è in realtà antropologia (studio dell’uomo).
La religione può essere considerata vera in quanto è una prima forma di autocoscienza dell’uomo, ma in realtà è falsa perché porta all’alienazione. Scinde infatti l’uomo in:
•    PARTE CORPOREA, SENSIBILE, FINITA (individuo) in contrapposizione con
•    PARTE DIVINA, ASSOLUTA, INFINITA (essenza)
Egli, invece di riflettere su sé stesso, inventa un Dio proiettando in esso i caratteri migliori dell’umanità, e in questo modo inconsapevolmente si aliena. Feuerbach fa la prima grande affermazione di ateismo.
La religione è vista addirittura come una patologia psichica perché porta all’immiserimento dell’uomo e del mondo terreno. Essa va curata con la consapevolezza: attraverso un processo lungo e un percorso teoretico l’uomo supererà la fede incondizionata e i dogmi sviluppatisi in secoli di storia. Arriverà così a riappropriarsi di sé e a capire che l’infinito è dentro di lui.
In effetti già il messaggio cristiano può far capire che uomo e Dio sono la stessa cosa:
•    il dio cristiano non è solo un essere onnisciente (Dio della ragione) e onnipotente (Dio della morale), ma anche il Dio dell’amore, che per amore si è fatto uomo simbolizzando così il ricongiungimento di essenza e individuo.
Questo messaggio positivo è però bloccato dalla fede, l’antitesi dell’amore:
•    nella fede infatti l’aspirazione legittima alla felicità si configura come un desiderio egoistico di beatitudine individuale; e poiché l’uomo vive solo in vista della propria salvezza ultraterrena tralascia il lavoro comunitario e il progresso.
Obiettivo di Feuerbach è quindi liberare l’amore dalla fede.