L'uomo del Medioevo

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Tradizione ecclesiale, la cristianità medievale, dalla nascita fino al calvario: gli episodi della Passione (3 pagine formato docx)

Nel proporre questo argomento seguo soprattutto Jacques Le Goff, che, oltre a molte pubblicazioni, ha pure introdotto e coordinato una serie di saggi dedicati a esplorare i tipi umani del millennio medioevale.
“Poche epoche hanno avuto come il Medioevo cristiano occidentale dei secoli dall’XI al XV – afferma Le Goff – la convinzione dell’esistenza universale ed eterna di un modello umano”. Ciò è ben naturale in una civiltà organica e tutta compenetrata dalla religiosità. Dalla concezione di Dio (teologia) discende una corrispondente concezione dell’uomo, apprese l’una e l’altra, dalla Scrittura e dalla Tradizione ecclesiale. L’antropologia medioevale, a mio parere,  risente, più che della teologia, dell’influsso della cultura ellenistica e romana, della mutevole situazione storica e degli ideali o dei pregiudizi dei ceti dirigenti.


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Queste oscillazioni peraltro riguardano il giudizio sulla condizione dell’uomo più che sulla sua natura. Creati da Dio, sommamente buono, a sua immagine e somiglianza -  secondo il racconto della Genesi – e dotati di grandissimi doni, l’uomo e la donna, per un cattivo uso della libertà, hanno perduto quei doni. Ma il Creatore non maledice né abbandona a se stessi i progenitori e i loro discendenti.

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Egli, che è fedele, promette , dapprima velatamente, poi sempre più chiaramente, la Redenzione. Gesù Cristo, figlio di Dio e di Maria, perciò vero Dio e vero uomo, riscatta l’umanità perduta, pagando per tutti il prezzo del peccato o “debitum culpae”; riapre per sempre le porte del Cielo e consente così a ogni uomo e donna di divenire coerede della vita eterna e beata.

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Tuttavia la condizione umana in terra continuerà a risentire le conseguenze del primo peccato (“debitum poenae”). Uomini e donne continuano a sentire le tentazioni al male, a subire malattie, avversità della natura e la morte corporale. Ma anche in questa “valle di lacrime” la condizione umana è illuminata dalla speranza, virtù sorella della fede e della carità, e alla debolezza morale viene incontro la grazia (dono gratuito) dispensata da Dio.