Hobbes: differenza tra uomo e animale

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Spiegazione del pensiero di Thomas Hobbes: la differenza tra uomo e animale. "L'uomo si differenzia dagli animali per il linguaggio simbolico" (2 pagine formato doc)

HOBBES DIFFERENZA TRA UOMO E ANIMALE

L'uomo si differenzia dagli animali per il linguaggio simbolico.

Introduzione a Thomas Hobbes. Siamo a Thomas Hobbes. L’area geografico-culturale – l’Inghilterra - è lontana dalla sensibilità razionalistica del continente (Francia, Olanda e Germania dove imperano i “razionalisti” Cartesio, Spinoza e Leibniz). Per Hobbes, come per Cartesio, il problema numero uno della filosofia è il problema del metodo. Ed anche per lui il metodo da adottare in filosofia (anche nella scienza) è quello “deduttivo” della geometria euclidea.
Hobbes, tuttavia, non segue del tutto Cartesio: per lui il metodo deduttivo non deve partire necessariamente da affermazioni che si presentano aventi un'evidenza assoluta.
Per lui la fonte di ogni conoscenza è l'esperienza sensibile (la “sensazione”): ogni sapere non è che l'elaborazione delle immagini sensibili. Tuttavia per Hobbes – forse ti sembrerà paradossale - il sapere filosofico e scientifico non viene dedotto dall’esperienza. Da che cosa, allora, potrebbe essere dedotto?

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HOBBES FILOSOFIA

Dato che per Hobbes il modello metodologico è rappresentato dalla geometria euclidea, immagino che il punto di partenza sia costituito da definizioni convenzionali.
E' proprio questa la convinzione di Hobbes: occorre partire da definizioni fissate convenzionalmente, fissate cioè in seguito ad una decisione dell'uomo.
Perché mai le definizioni devono avere un carattere "convenzionale”?
Immagino perché il sapere (secondo il modello geometrico) si basa su proposizioni universali, valide per tutti.
E' quanto pensa Hobbes. Il sapere deve basarsi su principi universali e quindi su delle definizioni convenzionali: l'esperienza non è sempre la "mia” esperienza?
Il sapere è costituito da proposizioni "linguistiche". Ora il linguaggio è qualcosa di... convenzionale, di arbitrario, qualcosa che non deriva direttamente dall'esperienza sensibile. O no?
Mi pare che non derivi dall'esperienza: la parola "triangolo" ha una valenza universale che non ha nessuna esperienza sensibile in quanto l'esperienza sensibile è sempre percezione di cose "particolari".
E' quanto pensa Hobbes. Si tratta di un discorso che vale, naturalmente, per i nomi che hanno una portata universale.
Scaviamo. Le parole sono dei “segni” che indicano qualcosa d'altro. Che cosa? Delle "cose”?
Le parole che hanno un significato particolare indubbiamente si riferiscono ad una cosa particolare, ad esempio questo albero di noce che ha queste caratteristiche particolari.

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HOBBES SPIEGAZIONE

Non tutti i nomi hanno una portata universale. Ma per Hobbes anche i nomi che si riferiscono ad un oggetto particolare, non si fondano su "cose" reali.
E' da escludere che i nomi che hanno una portata universale derivino dall'esperienza sensibile che è sempre particolare. Ma è da escludere - per Hobbes - che anche i nomi "particolari" abbiano a che fare con "cose". Perché?
Perché qualsiasi nome ha a che fare con dati mentali, non con cose.
E' quanto pensa Hobbes: per lui - come del resto per Cartesio - noi percepiamo non le "cose" esterne al pensiero, ma delle idee.
Ti potrà sembrare paradossale che un empirista come Hobbes affermi che noi non percepiamo le cose, ma le idee. O no?
Non mi scandalizza affatto: cosa abbiamo a che fare noi con la nostra percezione se non con "immagini"?
E' quanto sostiene Hobbes: noi abbiamo a che fare "direttamente" con immagini (le quali, ovviamente - Hobbes non ha il dubbio cartesiano - sono prodotte da cose esterne).