Le leggi di Mendel: spiegazione

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Spiegazione dettagliata delle 3 leggi di Mendel (2 pagine formato doc)

LEGGI DI MENDEL

Le leggi di Mendel. La scienza genetica sperimentale, con il preciso significato che essa ha attualmente, ha avuto inizio alla metà del XIX secolo per opera di Gregor Mendel, monaco boemo.

Gli esperimenti di Mendel, eseguiti nell'orto del monastero di Brno, ebbero per oggetto il pisello, pianta a riproduzione sessuata, il cui fiore si riproduce per autofecondazione e sul quale è possibile eseguire incroci controllati. In tal modo Mendel poté lavorare con linee geneticamente pure, scegliendo come progenitori individui che differivano per caratteristiche alternative nettamente contrastanti.
Da questi semplici incroci accuratamente programmati e brillantemente interpretati sono derivate le leggi fondamentali della trasmissione dei caratteri.
Tutte le deduzioni di Mendel hanno trovato conferma nelle acquisizioni della moderna Biologia. La scoperta dei cromosomi e della loro organizzazione in coppie di omologhi che segregano alla meiosi ha fornito la dimostrazione della possibile coesistenza a un singolo locus di due varianti alleliche.

Leggi di Mendel: schema

LEGGI DI MENDEL SCHEMA

Oggi sappiamo che gli alleli di un medesimo locus controllano la stessa funzione, ad esempio la visione dei colori, ma possono agire in modo differente determinando una visione dei colori normale (allele D) oppure l'incapacità di distinguere il rosso dal verde (allele d).
Un soggetto che possieda due alleli uguali a un singolo locus viene detto 'omozigote' (DD o dd) per quel determinato carattere, mentre verrà definito 'eterozigote' se gli alleli per quel locus sono differenti (Dd). Ovviamente un individuo può essere omozigote per alcuni loci ed eterozigote per altri.
La condizione di omozigosi ed eterozigosi presuppone la presenza di due alleli; ciò non si può verificare nel maschio per i geni legati all'unico cromosoma X. Tali geni vengono infatti a trovarsi in una condizione definita 'emizigosi'.

L'ereditarietà e le leggi di Mendel: relazione

MENDEL GENETICA

Con i suoi esperimenti di ibridazione Mendel osservò che i caratteri trasmessi dai genitori possono non manifestarsi nei discendenti della prima generazione, mentre possono ricomparire praticamente immodificati nella generazione successiva; stabilì che i membri di una coppia di alleli non confluiscono mai nello stesso gamete ma segregano sempre in gameti differenti; dimostrò che i membri di differenti coppie di alleli migrano nei gameti l'uno indipendentemente dall'altro.
Nella prima legge di Mendel sono impliciti i concetti attualmente molto ben conosciuti di dominanza e recessività. Per dominanza si intende la capacità da parte di un determinato allele di rendersi manifesto a livello fenotipico anche quando esso è presente in singola dose, allo stato cioè di eterozigosi. In questi casi è sufficiente che l'allele sia presente in uno solo dei genitori perché in media la metà dei figli (siano essi maschi o femmine) ne portino le conseguenze a livello fenotipico.