Classificazione dei segnali

Appunto inviato da lauraolbrich
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I segnali elettrici.I segnali continui e discontinui.I segnali analogici.I segnali discontinui.I segnali periodici e aperiodici.I segnali impulsivi.I segnali digitali.(formato word 6 pagg.) (0 pagine formato doc)

CLASSIFICAZIONE DEI SEGNALI INTRODUZIONE I segnali elettrici sono grandezze, di tensione o corrente, che variano in funzione del tempo.
Essi rappresentano i vari messaggi, di natura diversa, che vengono trasmessi quotidianamente. Lo studio dei segnali elettrici consiste nell'analisi dei contenuti e nella loro rappresentazione matematica. Analizzare i contenuti di un segnale significa conoscere le informazioni legate ad essi, al fine di poterli descrivere e rappresentare. Si esaminano, quindi, le caratteristiche dei segnali, per poter essere in grado di individuare e studiare il loro comportamento nel tempo: prima, durante e dopo il trattamento di essi da parte dei dispositivi di trasmissione. La rappresentazione matematica consiste, invece, nel considerare l'evoluzione di essi nel dominio del tempo e della frequenza.
I due domini sono equivalente: se un segnale è determinato in uno dei due domini, automaticamente lo sarà anche nell'altro. ? CLASSIFICAZIONE DEI SEGNALI I segnali elettrici possono essere genericamente classificati in analogici e digitali. Si dicono analogici se possono assumere tutti i valori compresi in un determinato campo continuo e digitali se possono assumere solo valori prestabiliti. Secondo la polarità possono essere inoltre classificati in bipolari ed unipolari. Un segnale si dice bipolare, se presenta variazioni di polarità (valori positivi e/o negativi), o unipolare, se assume valori di una sola polarità (solo negativi o solo positivi). Un segnale unipolare può essere inteso anche come un segnale bipolare sommato ad uno continuo, detto offset (Vdc). Una classificazione più ampia può essere fatta in base all'andamento in funzione del tempo (o della frequenza) e dell'ampiezza. In funzione del tempo, un segnale può essere continuo, se i valori di ampiezza variano nel tempo infinitamente, senza assumere valori nulli, o discontinuo, se può assumere anche valori nulli: in tal caso si considerano solo alcuni tratti del segnale. In funzione dell'ampiezza e del tempo un segnale può essere: -continuo in ampiezza e tempo (o in frequenza),se ha andamento continuo, V ossia assume valori diversi da zero (tranne per i segnali bipolari in cui c'è il passaggio da una polarità ad un'altra) e t l'ampiezza non varia a tratti; -discontinuo in ampiezza, ma continuo nel tempo, se l'ampiezza del segnale varia a tratti, senza che V esso assuma valori nulli; t -dsdduasjfvdgfdsgfdsg discontinui in ampiezza e tempo (o frequenza), se l'ampiezza varia a tratti e può assumere valori nulli per V determinati istanti; t -continui in ampiezza, ma discontinui nel tempo, se il segnale ha un andamento continuo V (l'ampiezza non varia a tratti), ma in alcuni istanti ha valori nulli. t I segnali continui nel tempo sono analogici perché assumono valori diversi in modo continui. I segnali continui in ampiezza si dicono, genericamente, discontinui, in quanto variano in modo discreto (ossia a tratti): si considerano intervalli di tempo. SEGNALI PERIODICI I segnali