Magnitudine stellare e classificazione delle stelle

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Spiegazione sulla magnitudine apparente e assoluta delle stelle e la classificazione delle stelle (4 pagine formato doc)

COSA INDICA LA MAGNITUDINE STELLARE

Magnitudine stellare: Termine usato in astronomia per indicare la luminosità, apparente o reale, di un oggetto celeste.

La magnitudine apparente (indicata con m) quantifica la luminosità di una stella così come viene apprezzata da Terra, mentre la magnitudine assoluta (indicata da M) misura la luminosità propria della stella, che dipende dalle dimensioni e dalla temperatura superficiale e non dalla sua distanza dal nostro pianeta.

La luminosità di un corpo celeste: spiegazione

MAGNITUDINE APPARENTE E ASSOLUTA

Magnitudine e apparente. Nel II secolo d.C. l'astronomo alessandrino Tolomeo divise tutte le stelle visibili in sei ordini di grandezza (in latino, magnitudo): le più brillanti vennero classificate nel primo ordine, quelle al limite della visibilità a occhio nudo vennero incluse nel sesto, mentre alle altre vennero assegnati valori intermedi.

Dopo l'introduzione del telescopio, all'inizio del XVII secolo, vari astronomi estesero questo sistema alle stelle più deboli, con modalità differenti; e oggi la magnitudine viene misurata anche per mezzo dei fotometri fotoelettrici, montati su telescopi.

Corpi celesti e stelle: riassunto

MAGNITUDINE STELLARE

Nel XIX secolo fu adottato un sistema standard, secondo il quale una stella di una data magnitudine è 2,512 volte più brillante di una stella di una magnitudine di un ordine superiore; ad esempio, una stella di seconda magnitudine è 2,512 volte più brillante di una di terza. Il vantaggio di questo particolare rapporto tra le magnitudini sta nel fatto che esso consente di conservare quasi esattamente il sistema di Tolomeo; inoltre, poiché 2,512 è la radice quinta di 100, una differenza di cinque magnitudini corrisponde a una variazione di 100 volte nella luminosità: una stella di prima magnitudine è quindi 100 volte più brillante di una di sesta, la quale, a sua volta, è 100 volte più brillante di una di undicesima e così via. Il valore della magnitudine di alcune centinaia di stelle, riportato nel Bonner Durchmusterung, un catalogo stellare compilato intorno al 1860 dall'astronomo tedesco Friedrich Wilhelm August Argelander, è stato preso come riferimento per le calibrazioni successive. Ci si è resi conto però, con strumenti accurati come i bolometri e i radiometri, che alcuni corpi celesti risultavano più luminosi dei quelli inseriti nella prima classe, potendo ormai misurare differenze dell'ordine del centesimo di magnitudine. Così, alla stella di prima magnitudine Aldebaran alla quale è stata assegnata con precisione una magnitudine 1,1, precede ad esempio Altair, pure di prima magnitudine ma leggermente più luminosa, con magnitudine 0,9; si è perciò passati ad usare anche la magnitudine zero e per le stelle più brillanti si è dovuti addirittura utilizzare magnitudine negativa: Sirio, la più brillante del cielo, ha magnitudine -1,6. Il Sole ha magnitudine -26,7 essendo, apparentemente, 10 miliardi di volte più luminoso di Sirio.
Mentre per i corpi più deboli osservabili a occhio nudo che dovrebbero arrivare a magnitudine 6,5, si è arrivati per mezzo di apparecchiature sempre più sensibili, a percepire immagini di stelle a magnitudine 27 o addirittura 30, cioè 2,5 miliardi di volte meno luminose delle stelle più deboli visibili ad occhio nudo.

Le nebulose: riassunto

MAGNITUDINE ASSOLUTA

La magnitudine assoluta è definita come la luminosità che una stella avrebbe se fosse posta a una distanza standard dalla Terra, fissata a 10 parsec, cioè 32,6 anni luce, ove il nostro Sole apparirebbe appena visibile ad occhio nudo. Classificare le stelle in base alla magnitudine assoluta consente agli astronomi di confrontare le loro luminosità intrinseche. Il Sole ha magnitudine assoluta pari a 4,7. Per calcolare la magnitudine assoluta, partendo da quella apparente, è necessario conoscere la distanza della stella, che in realtà può essere misurata solo per un certo numero di corpi celesti; esiste però una caratteristica delle stelle, gli”spettri”, che consente di suddividerle in classi dove è stato possibile stabilire che le stelle appartenenti alla medesima classe hanno in media la stessa luminosità intrinseca.

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