degradazione meteorica

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Gli effetti della pioggia sulle rocce (documento word pag.6) (0 pagine formato doc)

Gli agenti esogeni ed il ciclo erosivo delle rocce Gli agenti esogeni ed il ciclo erosivo delle rocce La crosta terrestre è in continua evoluzione non solo a causa dei fenomeni endogeni, cioè di quei fenomeni dovuti a forze che agiscono all'interno della Terra, ma anche a causa degli agenti esogeni, cioè di quei fattori che agiscono all'esterno della litosfera provocando il disfacimento delle rocce, smantellando rilievi e costruendo pianure.
I principali agenti esogeni sono: le variazioni di temperatura, il vento, le acque piovane, i fiumi, i ghiacciai, le onde e le correnti marine. La loro azione si svolge attraverso tre fasi: 1) disgregazione ed erosione delle rocce superficiali, che vengono ridotte in detriti; 2) trasporto dei detriti, che la forza di gravità o le acque correnti trascinano da monte a valle; 3) deposito dei detriti in luoghi più o meno distanti da quelli di origine.
Gli agenti esogeni, pertanto, da un lato esercitano un'azione distruttiva attraverso il progressivo smantellamen­to dei rilievi e dall'altro compiono un'azione costruttiva, poi­ché con i loro depositi colmano depressioni e tratti di mare, formando pianu­re più o meno ampie. Gli agenti esogeni modellano le forme del paesaggio terrestre attraverso un ciclo erosivo che si compone di tre stadi: «giovinezza», «maturità» e «vecchiaia». In un rilie­vo giovane, cioè di origine recente, le forze erosive sono molto attive e provocano sostanziali cambiamenti nelle sue forme, creando generalmente un paesaggio aspro ed accidentato; in un rilievo maturo, invece, le forme sono diventate meno aspre e l'erosione procede molto lenta­mente, alternandosi anche a periodi di deposito; in un rilievo vecchio, infine, le forme risultano appiattite e l'attività di deposito prevale su quella erosiva. La tendenza all'equilibrio morfoclimatico I processi morfogentici, che attraverso l'azione erosiva determinano le molteplici forme del paesaggio terrestre, nella maggioranza dei casi sono strettamente legati alle condizioni climatiche, ed è per questo motivo che si suole parlare di sistemi morfoclimatici propri di ambienti glaciali, aridi, tropicali, mediterranei, ecc. In linea di massima, è comunque possibile distinguere due grandi categorie di zone morfoclimatiche: zone a dominante biochimica e zone a dominante fisica. Le zone morfoclimatiche a dominante biochimica comprendo­no le regioni con climi umidi, sia caldi che temperati, con una copertu­ra vegetale pressoché continua. La vegetazione da un lato, proteggendo il suolo, ostacola i processi erosivi di tipo meccanico e dall'altro, fornen­do al terreno abbondante materiale decomponibile, favorisce i processi di tipo biologico e chimico. La degradazione avviene in maniera non vi­sibile, al di sotto della copertura vegetale, senza una sensibile modifica­zione delle forme del rilievo. Le zone morfoclimatiche a dominante fisica comprendono le re­gioni con clima freddo o arido, caratterizzate da una copertura vegetale rada o discontinua. Le tempe